Stallo sulla pace in Ucraina: il piano Usa-Ue e il muro di Mosca sul Donbass
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Le trattative per porre fine al conflitto in Ucraina, malgrado i recenti vertici diplomatici, sembrano arenarsi in una palude di dichiarazioni inconciliabili, dove l'entusiasmo per un possibile accordo appare spesso sganciato dai fatti concreti. Come ha osservato l'analista Gianandrea Gaiani, finché il dialogo ruota attorno alla spinosa questione di un eventuale dispiegamento di truppe della Nato sul territorio ucraino, i negoziati non possono registrare progressi significativi. La situazione, del resto, nonostante le apparenze, risulta sostanzialmente invariata rispetto alla scorsa primavera: da una parte la Russia, che avanza lentamente nel Donbass e lo considera ormai un suo possesso non negoziabile; dall'altra l'Ucraina, che si rifiuta categoricamente di cedere una parte della sua sovranità territoriale. L'impasse, in assenza di un reale cambiamento di posizione da parte di uno dei due contendenti, appare dunque insuperabile.
Il piano di sicurezza e le indiscrezioni del New York Times
In questo quadro statico, acquistano rilievo le indiscrezioni pubblicate dal New York Times su un piano di sicurezza congiunto Stati Uniti-Unione Europea. Secondo il quotidiano americano, il documento operativo, ancora in via di definizione, mira a offrire a Kiev garanzie concrete attraverso un sostanziale rafforzamento delle sue forze armate, il dispiegamento di truppe europee in territorio ucraino e un più intenso ricorso alle capacità di intelligence di Washington. Si tratta di un piano ambizioso, che cerca di bilanciare la necessità di dissuadere future aggressioni con la volontà di non spingere ulteriormente Mosca verso una escalation. La diplomazia, come sottolineato da fonti esperte, deve infatti perseguire un equilibrio degli interessi che poggi sulla realtà dei territori controllati, evitando di mettere nessuna delle due parti con le spalle al muro, un principio che in passato permise di superare la Guerra Fredda.
La brusca frenata russa e le pressioni americane
La rivelazione del piano, tuttavia, è coincisa con una netta chiusura da parte del Cremlino, che ha raffreddato bruscamente le già modeste aspettative generate dal vertice di Berlino di pochi giorni prima. Mosca ha infatti respinto senza mezzi termini l'ipotesi di una tregua natalizia, ha escluso in modo perentorio la possibilità di vedere truppe dell'Alleanza Atlantica in Ucraina e ha ribadito il suo rifiuto a qualsiasi concessione sullo status del Donbass. Una posizione granitica che si scontra con le pressioni americane, le quali, secondo alcune fonti, potrebbero coinvolgere anche misure mirate contro specifici asset russi nel tentativo di far cambiare posizione al governo.
Il ruolo di Trump e il nodo dell'iniziativa europea
L'amministrazione del presidente Donald Trump, nel tentativo di forzare lo stallo, sta lavorando per definire nei dettagli le proposte da sottoporre al Cremlino, come confermato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Il rischio di un fallimento di questa iniziativa, però, viene considerato da alcuni analisti come un potenziale volano per una nuova fase di escalation del conflitto. Mentre Washington prova a muovere le sue pedine, permane un certo fastidio per quella che viene percepita come una ritrosia iniziale europea a farsi carico direttamente del dossier: l'importanza di mantenere canali di contatto con tutte le parti in gioco, come dimostrato dall'incontro di lunedì, è apparsa finalmente chiara anche ai partner d'oltreatlantico, spingendoli a un coinvolgimento più operativo.




