Gliese 887, la vicina “Super Terra” che sfida l’idea di solitudine cosmica
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Redazione Scienza e Tecnologia
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A dieci anni luce di distanza – una manciata di nulla, se rapportata alle dimensioni galattiche – c’è un sistema stellare che ha smesso di essere un semplice puntino luminoso per trasformarsi in uno dei laboratori più interessanti dell’astrofisica moderna. Qui, intorno alla stella GJ 887, una nana rossa con una massa pari a circa la metà di quella del nostro Sole, gli scienziati hanno appena confermato l’esistenza di un pianeta, denominato GJ 887d, che riunisce in sé le caratteristiche per essere considerato un potenziale “gemello” della Terra, almeno per quanto riguarda le condizioni di abitabilità. Il dato, emerso da un’analisi condotta con gli spettrografi HARPS ed ESPRESSO in Cile e pubblicato su Astronomy & Astrophysics, arriva in un momento di particolare fermento per la ricerca esoplanetaria, a pochi giorni dall’annuncio della NASA che ha ufficialmente inserito questo Corpo celeste nei propri cataloghi. Non si tratta però di un mondo solitario: le osservazioni hanno rivelato una struttura complessa, con almeno quattro, forse cinque, pianeti che orbitano attorno alla stella madre, disegnando un sistema fitto e affascinante, sospeso a quella distanza che in termini cosmici è considerata il “vicinato” del Sistema Solare.
La peculiarità di GJ 887d risiede nella sua posizione, teoricamente perfetta per la vita così come la concepiamo. Situato nella cosiddetta “zona abitabile”, cioè quella fascia orbitale in cui la temperatura non è né troppo calda né troppo fredda per consentire all’acqua di esistere allo stato liquido, il pianeta completa un’orbita attorno alla sua stella in circa 50 giorni. Ma a rendere questa scoperta particolarmente significativa non è solo la distanza dalla stella, ma la natura della stella stessa. GJ 887, a differenza di molte altre nane rosse (come la vicina Proxima Centauri), mostra una sorprendente tranquillità magnetica. «È una stella interessante – ha spiegato l’astrofisico Fabio Del Sordo, tra i ricercatori coinvolti nello studio – non solo perché tra le più vicine al nostro Sole, ma anche perché non presenta una eccessiva produzione di tempeste stellari, o di venti che inondano di fortissime radiazioni i pianeti che orbitano intorno ad essa». Questa assenza di violenti brillamenti superficiali, un flagello che spesso spazza via le atmosfere dei pianeti orbitanti, aumenta esponenzialmente le probabilità che GJ 887d abbia conservato un’atmosfera consistente, la quale, a sua volta, sarebbe in grado di trattenere il calore necessario a mantenere l’acqua allo stato liquido.
Un sistema stellare dal cuore pulsante e silenzioso
L’architettura di questo sistema planetario è complessa e articolata, frutto di anni di osservazioni e affinamenti tecnici. Già nel 2020, una prima ricerca aveva individuato tracce di due super-Terre con periodi orbitali di 9 e 21 giorni, ma il quadro è rimasto incompleto fino a quando i nuovi dati – raccolti con strumenti di precisione sempre maggiore – hanno permesso di distinguere il rumore di fondo dell’attività stellare dai segnali planetari. Oggi gli scienziati parlano con sicurezza di GJ 887d, con una massa stimata intorno a sei volte quella terrestre, e di un altro pianeta, GJ 887e, che sfreccia su un’orbita di poco più di 4 giorni, troppo vicino alla stella per poter essere abitabile. C’è poi la traccia di un ulteriore celeste, un quinto pianeta dal periodo orbitale di appena due giorni, la cui esistenza dovrà ancora essere confermata ma che contribuisce a delineare un quadro di sorprendente affollamento attorno a questa stella discreta. L’intero sistema, composto da questi corpi rocciosi di dimensioni variabili, si trova a orbitare attorno a una nana rossa che, pur essendo più fredda del Sole, offre una stabilità magnetica rara per la sua categoria.
Un’osservazione più semplice per gli occhi dello spazio
La vicinanza di questo sistema solare, a soli 10,7 anni luce, gioca un ruolo cruciale nel determinare l’importanza della scoperta. Non è solo una questione di curiosità astronomica; la prossimità fa sì che GJ 887d diventi un bersaglio privilegiato per le prossime generazioni di telescopi spaziali, come il James Webb Space Telescope e, in futuro, l’Habitable Worlds Observatory (HWO). A differenza di altri esopianeti situati a distanze siderali, la luce che filtra attraverso l’atmosfera di questo mondo – qualora ne possegga una – arriva a noi con una luminosità sufficiente per essere analizzata spettroscopicamente. Questo significa che gli scienziati potranno, nei prossimi anni, cercare nell’atmosfera di GJ 887d i cosiddetti “bio-segnature”: molecole come vapore acqueo, metano e ossigeno che potrebbero indicare la presenza di processi biologici attivi. La stella, essendo la nana rossa più luminosa nel cielo visibile tra quelle più vicine a noi, offre una chiarezza osservativa che pochi altri sistemi possono garantire, trasformando un’ipotesi teorica in un concreto progetto di verifica.
La quiete come prerequisito per la vita
L’elemento forse più affascinante, al di là della semplice esistenza del pianeta, riguarda la quiete della sua stella. L’astrofisica sa da tempo che molte nane rosse sono caratterizzate da un’attività magnetica violenta e imprevedibile: eruzioni di plasma e onde di radiazione che, nel caso di un pianeta troppo vicino – come spesso accade per i corpi in orbita attorno a stelle piccole – eroderebbero l’atmosfera in poche centinaia di milioni di anni, rendendo impossibile qualsiasi forma di vita complessa. Proxima Centauri, la stella più vicina al Sole, rappresenta l’esempio negativo di questo fenomeno, con una “attività magnetica enorme, che non consentirebbe la presenza di vita”. GJ 887, al contrario, sembra rappresentare l’eccezione virtuosa. Pur essendo una nana rossa, la sua superficie rimane sorprendentemente calma, priva di quelle tempeste di radiazioni che rendono invivibili molti altri sistemi. È questa combinazione di fattori – la giusta distanza, la massa adeguata e la stabilità della stella madre – a fare di GJ 887d non un semplice pianeta tra tanti, ma uno dei candidati più seri per rispondere, forse entro i prossimi decenni, alla domanda se siamo soli nell’universo.




