Rapina al Vomero, la banda del buco e quei rumori segnalati dai residenti già da settimane

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Da settimane, come emerge dagli atti dell’inchiesta coordinata dalla procura di Napoli, i residenti di alcuni condomini limitrofi alla filiale Credit Agricole di piazza Medaglie d’Oro avevano iniziato a convivere con un fenomeno al tempo stesso inspiegabile e inquietante: oscillazioni delle pareti e rumori sordi provenienti dal sottosuolo. L’ultimo episodio, quello che gli investigatori considerano il più eloquente, risalirebbe al sabato antecedente la Pasqua, quando le vibrazioni – a detta di più di un testimone – si sarebbero fatte nettamente più intense. Eppure, nonostante le segnalazioni, nessun allarme formale scattò all’interno dell’istituto di credito; un vuoto di reazione che oggi rappresenta uno dei tasselli centrali del mosaico giudiziario.

Le due direttrici dell’indagine: Roma e il rione Sanità

Le indagini, va detto, procedono su due piste solo in apparenza divergenti. La prima punta dritta verso la capitale, dove nel 2022 una rapina messa a segno con modalità tecniche sorprendentemente simili – scavando cioè un cunicolo dal basso per accedere alle cassette di sicurezza – non venne mai interamente chiarita in ogni suo risvolto esecutivo. La seconda direttrice, invece, si snoda nel cuore della tradizione criminale napoletana, ovvero il rione Sanità: quartiere storicamente considerato la culla delle cosiddette “bande del buco”. Gli inquirenti, ricostruendo i movimenti e i sopralluoghi preparatori, ipotizzano che giovedì scorso ad agire sia stata una mega gang composta da dieci persone; ognuna di esse, secondo lo schema emerso dalle intercettazioni e dai rilievi, avrebbe avuto un compito rigidamente assegnato, dal palo alla guida dei mezzi fino allo scavo vero e proprio.

La riapertura della filiale e le convocazioni dei clienti

La filiale dell’Arenella, teatro del colpo, ha riaperto regolarmente già il giorno successivo al raid. Un segnale, questo, di una volontà di normalizzare l’operatività bancaria nonostante il clima di tensione. I vertici dell’istituto hanno convocato alcuni titolari delle cassette di sicurezza, chiedendo loro di presentarsi per un primo riconoscimento dei beni eventualmente asportati. Le testimonianze raccolte finora – trapelate in forma anonima – descrivono uno scenario di disorientamento e rabbia contenuta: molti clienti non nascondono l’amarezza per la lunga attesa prima di poter verificare l’entità dei danni subiti.

L’ex rapinatore Ghelardini: «Regalare due ore ai banditi? Un errore»

A gettare luce sui tempi dell’intervento delle forze dell’ordine è stata, con una franchezza spiazzante, la voce di Francesco Ghelardini. L’uomo, oggi sessantenne e residente a Pisa dove lavora nel settore dell’assistenza sanitaria, ha scontato ventun anni di carcere per numerosi colpi in banca; in passato, ha collaborato fianco a fianco con la celebre “Banda della Comasina”, frequentando personaggi del calibro di Renato Vallanzasca, Tino Stefanini e il presunto mente del gruppo, Antonio Golia detto “Il Pinella”. Secondo Ghelardini, attendere l’arrivo dei Gis – il cui intervento è stato richiesto solo dopo due ore dall’inizio della rapina – avrebbe di fatto rappresentato «un regalo per i malviventi», offrendo loro una finestra temporale preziosa per allontanarsi con il bottino prima dell’arrivo delle unità specializzate. Un’osservazione, la sua, che non costituisce un’accusa formale ma che gli investigatori stanno valutando come spunto per ricostruire i minuti cruciali dell’operazione.

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