Raid nel nord dell’Ucraina: ucciso un 16enne, quattro feriti. A Kiev l’attentatore aveva precedenti ed era nato in Russia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La furia omicida, esplosa in una normale giornata di aprile nel quartiere Holosiivskyi di Kiev, ha lasciato sul terreno un bilancio provvisorio ma già drammatico: sei vite spezzate, tra cui quella di un sedicenne, e almeno quindici persone rimaste ferite. L’aggressore, un uomo armato che secondo le prime ricostruzioni avrebbe prima appiccato il fuoco a un appartamento per poi uscire in strada e fare fuoco contro i civili, si è barricato all’interno di un supermercato dopo aver seminato il panico tra i passanti. Le forze dell’ordine ucraine, intervenute sul posto, sono riuscite a liberare quattro ostaggi prima di neutralizzare l’attentatore; quest’ultimo, come confermato dal presidente Volodymyr Zelensky in un post sui social, è stato poi ucciso durante l’operazione.

Un passato di precedenti e l’origine russa dell’attentatore

Dalle prime verifiche degli investigatori – che appartengono sia alla Polizia Nazionale sia al Servizio di Sicurezza dell’Ucraina (Sbu) – è emerso che l’uomo, nato in Russia, risiedeva da tempo nella regione di Donetsk. Aveva già un curriculum penale alle spalle, sebbene al momento non siano stati resi noti i reati per cui era stato condannato in passato. Zelensky stesso ha scritto su Telegram che «tutte le informazioni disponibili su di lui e sui motivi delle sue azioni sono oggetto di un’indagine approfondita», sottolineando come l’aggressore avesse agito con una modalità che mescola incendio doloso e sparatoria indiscriminata. La scelta di colpire prima un’abitazione – dandole fuoco – e poi una via pubblica e un esercizio commerciale fa pensare a una pianificazione articolata, anche se gli inquirenti, per il momento, non hanno escluso alcuna ipotesi.

L’indagine aperta: si cercano moventi e connessioni

Le autorità ucraine hanno annunciato che verificheranno «ogni dettaglio e il movente» dell’attacco, senza tralasciare nessuna pista. Gli uomini della Sbu, insieme alla polizia, stanno raccogliendo testimonianze e immagini delle telecamere di sorveglianza: l’obiettivo è ricostruire minuto per minuto il percorso compiuto dall’uomo prima di aprir il fuoco. Non è chiaro se l’attentatore abbia agito da solo o potesse contare su appoggi esterni; si indaga anche sulla sua permanenza nella regione di Donetsk, area che dal 2014 è teatro del conflitto tra forze governative ucraine e separatisti filorussi, sebbene il racconto dei fatti di cronaca non possa spingersi oltre gli elementi accertati. Zelensky ha parlato di «indagine rapida» come di una priorità, tanto più in un contesto – quello della guerra con la Russia – dove ogni episodio violento rischia di caricarsi di significati ulteriori.

I numeri della strage e la risposta delle forze dell’ordine

Secondo l’ultimo aggiornamento fornito dal ministro dell’Interno Ihor Klymenko, il bilancio si attesta su sei morti e quindici feriti. Tra le vittime, come detto, c’è anche un ragazzo di sedici anni; gli altri feriti sono stati trasportati in vari ospedali della capitale, alcuni in condizioni considerate gravi. L’intervento delle forze speciali è scattato dopo le prime segnalazioni di spari in strada: gli agenti hanno isolato l’area del supermercato dove l’uomo si era asserragliato, avviando le trattative per la liberazione degli ostaggi. L’assalto finale, che ha portato alla neutralizzazione dell’attentatore, è stato condotto in modo da evitare ulteriori vittime tra i civili. Il fatto che l’aggressore avesse precedenti penali e una lunga residenza nel Donetsk – regione contesa – aggiunge un tassello che gli investigatori dovranno valutare con attenzione, anche alla luce dei frequenti casi di violenza legati al conflitto in corso.

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