Tom Cruise e la missione impossibile dell’Oscar: "The Final Reckoning" chiude un’era
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
A Tom Cruise, che pure ha dominato il cinema d’azione per decenni, non è mai stato riconosciuto l’Oscar come miglior attore. Una mancanza che, col tempo, è diventata quasi una beffa irrisolta, tanto da trasformarsi nella sua personale "missione impossibile". Eppure, a giudicare da The Final Reckoning, ultimo capitolo della saga, sembra che l’attore abbia ormai voltato pagina, concentrandosi su ciò che il pubblico si aspetta da lui: spettacolo puro, senza compromessi.
Il film, che si apre con un montaggio nostalgico dei precedenti capitoli, non è soltanto il finale di una serie, ma l’apice dichiarato di un’intera carriera. Le immagini scorrono come un tributo all’iconografia di Cruise, e poco importa se mancano riferimenti a Top Gun o Minority Report: il messaggio è chiaro. Qui non si celebra solo Ethan Hunt, ma l’uomo che ha fatto della fisicità e del rischio la sua firma.
Le sequenze d’azione, impeccabili e ipercinetiche, lasciano poco spazio alla recitazione, quasi come se ogni tentativo di drammatizzazione fosse percepito come superfluo. Cruise, che pure ha dimostrato talento drammatico in pellicole come L’ultimo samurai o Magnolia, qui sceglie di affidarsi ancora una volta agli stunt, quelli che il pubblico ama: scalate su grattacieli, cadute nel vuoto, inseguimenti al limite della fisica. Scene che, se da un lato esaltano il suo coraggio, dall’altro confermano una scelta precisa: privilegiare l’adrenalina all’arte.




