Conti commissariati e veleni, tempesta nel Pd campano
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Redazione Interno
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La politica campana, già lacerata da divisioni interne, si trova oggi al centro di una nuova bufera. Nicola Salvati, tesoriere del Partito Democratico regionale, è finito ai domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Salerno che ha portato alla luce un traffico illecito di permessi di lavoro per migranti, con somme che raggiungevano anche i 7 mila euro. Salvati, rimosso dall’incarico e sospeso dal partito, è diventato il simbolo di una crisi che non accenna a placarsi, alimentando tensioni sia tra gli alleati che tra gli avversari.
L’inchiesta, che ha visto la luce il 3 febbraio scorso con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Tribunale di Salerno, ha ricostruito un sistema articolato in tre fasi principali, legato allo sfruttamento di manodopera straniera. Al centro di questo schema ci sono le cooperative, da tempo al centro di polemiche per i loro legami con la sinistra. Due di queste, in particolare, avrebbero svolto un ruolo chiave, agendo come intermediarie in un business milionario che sfruttava l’immigrazione illegale.
Nicola Salvati, commercialista quarantenne, era considerato fino a pochi giorni fa una figura discreta, lontana dai riflettori. Descritto da chi lo conosce come “una brava persona, un buon padre”, è passato dall’essere un uomo ombra a trovarsi sotto i riflettori dell’inchiesta. La sua posizione di tesoriere del Pd campano, già commissariato e diviso tra le fazioni di Ruotolo e De Luca, lo ha reso un bersaglio facile per chi cerca di strumentalizzare la situazione. Sandro Ruotolo, europarlamentare del Pd, non ha esitato a definire De Luca un “cacicco”, mentre quest’ultimo ha risposto etichettando Ruotolo come “anima morta”.
La tensione tra De Luca e il Pd, già alta, è ulteriormente salita dopo l’arresto di Salvati. De Luca, governatore della Campania, ha ironizzato sulla situazione, invitando a chiedere chiarimenti a Misiani, figura chiave del partito. Intanto, gli alleati dei 5 Stelle non hanno perso l’occasione per sottolineare la necessità di una “pulizia totale” all’interno del Pd, come ha dichiarato il capogruppo Riccardo Ricciardi.




