Cori fascisti a Parma, commissariati i giovani di Fratelli d'Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La diffusione di un video, che ritrae alcuni giovani intonare cori fascisti e inneggiare al Duce all’interno della sede parmense di Fratelli d’Italia, utilizzata anche da Gioventù Nazionale, ha innescato una reazione a catena che coinvolge il partito di maggioranza. I vertici nazionali del movimento giovanile, come specificato in un comunicato del coordinatore provinciale Federico De Belvis, sono già intervenuti “nelle scorse ore” disposto il commissariamento del gruppo giovanile locale, un atto amministrativo che segna una netta cesura rispetto agli accadimenti. L’episodio, per sua natura gravemente simbolico, ha immediatamente oltrepassato i confini della cronaca cittadina per assumere una dimensione politica nazionale, sollevando un dibattito che tocca le radici stesse della Repubblica.
Le reazioni politiche e la richiesta di chiarimenti
Sul caso è intervenuto, con una posizione defilata, Roberto Vannacci, vicesegretario della Lega, il quale ha dichiarato di non conoscere i particolari della vicenda, limitandosi a osservare che, in linea di principio, “non vado a origliare in casa d’altri cosa si canti o di cosa si discuta”. Una presa di posizione che contrasta con le sollecitazioni giunte dall’opposizione, la quale ha chiesto con forza un intervento della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha definito l’accaduto “molto grave”, esprimendo l’attesa per “una presa di distanza” da parte della premier e domandandosi se, invece, “tacerà anche questa volta”. Analoga la pressione dei parlamentari dem Chiara Braga e Francesco Boccia, i quali hanno ricordato a Meloni che “se governa è anche perché qualcuno combatté il fascismo”.
La mobilitazione e le controrepliche
La reazione non si è limitata alle stanze dei bottoni, ma è scesa anche in strada, dove il collettivo Azione Antifascista ha indetto un presidio di protesta fissato per le ore 18 in Borgo del Parmigianino, a pochi passi dalla sede del partito finita al centro delle polemiche. Una mobilitazione che dimostra come la questione abbia acceso gli animi ben oltre l’arena politica istituzionale. Da parte sua, la portavoce nazionale di Gioventù Nazionale, Cavadegna, ha replicato alle critiche sollevando a sua volta la questione della presenza, nell’area antagonista e in certi ambienti della sinistra, di chi “innegia alla P38 e alle Brigate Rosse”, chiedendo ai “democratici” di allontanare tali elementi.
La gestione interna e le sue implicazioni
L’intervento di commissariamento deciso dai vertici di Gioventù Nazionale, per il quale Fabio Roscani si è già dissociato pubblicamente da quanto avvenuto, rappresenta il tentativo più evidente di contenere il danno d’immagine e di marcare una ferma distanza da derive estremiste. Questa mossa, se da un lato agisce sull’apparato interno con una misura disciplinare inequivocabile, dall’altro non sembra aver completamente placato le richieste di un pronunciamento chiaro e personale da parte della leader del partito, che finora non si è espressa direttamente sulla faccenda. La gestione dell’episodio, quindi, si colloca al crocevia tra la necessità di un controllo ferreo sull’apparato e le pressioni di un confronto politico che vede nel riferimento al ventennio un tabù inviolabile.




