Cori fascisti a Parma, il ministro Crosetto: "Quella gente va presa a calci e mandata via"
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Redazione Interno
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Il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenendo a margine di un'iniziativa elettorale a Napoli, ha utilizzato un linguaggio particolarmente duro per commentare i recenti cori fascisti, che hanno riecheggiato nella sezione parmigiana di Fratelli d'Italia, spazio utilizzato anche dal movimento giovanile del partito. "Quel qualcosa", ha affermato l'esponente di governo, "nulla ha a che fare con Fratelli d'Italia; quelle persone vanno prese a calci e mandate via". Una condotta, la sua, che si inserisce in un dibattito infuocato, scatenato dalla diffusione di video che ritraggono alcuni partecipanti a una festa, organizzata in occasione dell'anniversario della Marcia su Roma, intonare canti di regime. Reazioni che, se da un lato hanno provocato un immediato intervento dei vertici della gioventù del partito, dall'altro hanno attirato critiche feroci dall'opposizione, la quale chiede da tempo un atto di rottura definitivo da certi rigurgiti.
Le conseguenze interne e la reazione di Fratoianni
A seguito dello scandalo, i responsabili di Gioventù nazionale hanno proceduto alla destituzione del coordinatore locale, un primo passo che prelude alla nomina di un commissario incaricato di gestire la transizione. Questa mossa, seppur decisa, non è sembrata sufficiente a placare le voci più critiche. Tra queste, spicca quella di Nicola Fratoianni, il quale, senza mezzi termini, ha dichiarato che tra i giovani del partito di governo "sono pieni di fascisti", aggiungendo che si tratterebbe di "ciarpame fascista" che periodicamente riaffiora. Secondo il leader di Sinistra Italiana, il commissariamento rappresenterebbe soltanto il minimo sindacale, mentre sarebbe necessario un gesto più netto e inequivocabile di cesura, un'operazione di pulizia che, a suo dire, stenta manifestamente a concretizzarsi nonostante le promesse.
Il contesto politico e il silenzio di Meloni
L'episodio di Parma, che ha visto la politica esprimersi con toni così aspri, si colloca in un momento particolarmente delicato per l'esecutivo, costretto a navigare tra sensibilità diverse all'interno della propria maggioranza. La ferma presa di posizione di Crosetto, per quanto personale, segna una linea netta, sebbene non suffragata, al momento, da un intervento pubblico della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Il suo silenzio sulla vicenda, che perdura nonostante le accese sollecitazioni, viene osservato con attenzione da più parti, mentre la tensione politica trova un nuovo appuntamento in una manifestazione annunciata per il 2 novembre, data che potrebbe riaccendere ulteriormente i riflettori sulla questione.
Una ferita ancora aperta
La durezza delle parole usate dal ministro, le quali riecheggiano quelle di una parte dell'opposizione, sottolinea la gravità di un accadimento che rischia di lacerare il tessuto politico e sociale. L'immagine di canti legati al ventennio mussoliniano, levatisi in una sede di partito che oggi guida il paese, ha riaperto un dibattito storico e ideologico che molti ritenevano sopito. La gestione di questa crisi interna, che passa attraverso provvedimenti disciplinari e l'auspicata, ma non semplice, emarginazione di certi elementi, si configura come una prova significativa per l'intero arco parlamentare, chiamato a confrontarsi con un retaggio scomodo e con le sue persistenti manifestazioni.




