Un brindisi da record all’Arena di Verona per l’Italia dei record Unesco

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non bastavano i numeri da primato che l’Italia vanta già sul patrimonio culturale tutelato dall’Unesco – sessantuno riconoscimenti che ci rendono il Paese con il maggior numero di siti al mondo – e allora, venerdì sera, l’Arena di Verona ha provato a stupire anche sul piano della pura spettacolarità collettiva, trasformando un brindisi in una coreografia di massa.

Mentre cinquecento droni disegnavano “In alto i calici” nel cielo sopra l’anfiteatro, poco meno di undicimila spettatori hanno alzato i loro calici di Prosecco Superiore Docg, accompagnati dall’orchestra e dal coro della Fondazione Arena nelle note del “Libiamo ne’ lieti calici” tratto dalla Traviata di Giuseppe Verdi. Il risultato è un record mondiale, certificato come primato dal Guinness, che ha chiuso la serata-evento “Campioni del mondo – Italia loves Unesco”, trasmessa in diretta su Rai Uno e in Eurovisione e condotta da Milly Carlucci.

La mondovisione tra le antiche pietre e piazza Bra

Se c’è una lezione che l’Arena continua a insegnare, è che il suo palcoscenico, per quanto imponente, non riesce mai a contenere interamente lo spettacolo: così è accaduto anche in questa occasione, quando la regia televisiva ha costruito una narrazione diffusa che collegava il monumento romano a piazza Bra, trasformando la città in un unico grande set.

Da una parte, nell’anfiteatro, si alternavano quadri di opera lirica – da “Nessun dorma” a “Vissi d’arte”, passando per il “Va’, pensiero” – a interpreti del calibro di Vittorio Grigolo, Plácido Domingo e la sorprendente Patti Smith, che ha offerto una versione sinfonica di “Because the Night”. Dall’altra, in piazza, una cena popolare per mille persone, preparata con la partecipazione di cinquecento studenti degli istituti alberghieri, celebrava la cucina italiana, entrata nel patrimonio Unesco soltanto l’anno scorso.

L’arte del canto lirico e la candidatura napoletana

L’occasione per una simile messa in scena non era soltanto la festa, ma anche il lancio di una sfida culturale: la candidatura della canzone napoletana classica a patrimonio immateriale dell’umanità, un obiettivo che il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi hanno voluto legare idealmente alla celebrazione del canto lirico, riconosciuto dall’Unesco nel 2023.

E così, tra un’aria e l’altra, si sono ascoltati Massimo Ranieri in “Te voglio bene assaje”, Gigi D’Alessio con “‘O surdato ‘nnammurato” e Sal Da Vinci in “Tu ca nun chiagne”, a suggellare un ponte ideale tra la tradizione operistica e quella popolare. Sul palco d’onore, intanto, seguivano la serata un centinaio di delegati Unesco in rappresentanza di una quarantina di Paesi, giunti a Verona con un volo dedicato, mentre in platea prendevano posto sei ministri del governo italiano.

Undicimila calici per un simbolo veneto

Il brindisi da record, quello che ha chiuso la serata, non è stato un gesto a caso: il vino scelto – il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – è a sua volta espressione di un paesaggio culturale tutelato dall’Unesco dal 2019, quello delle Colline del Prosecco, caratterizzate dai tipici “ciglioni” inerbiti e da un mosaico agricolo che l’uomo ha modellato nei secoli.

È stato il tenore Yusif Eyvazov e il soprano Martina Russomanno a dare l’attacco al “Libiamo” mentre, sul loro gesto, l’intero pubblico rispondeva in sincrono, alzando i calici sotto il cielo illuminato dai fuochi d’artificio e dagli sciami luminosi dei droni. Secondo i dati diffusi, la diretta ha superato un milione e ottocentomila telespettatori in Italia, con una stima di sessanta milioni di spettatori internazionali complessivi.

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