Tesoro piazza 8 miliardi di Btp, ma il rendimento sale e il debito costa di più

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il Ministero dell’economia e delle finanze ha fatto ritorno sul mercato primario nella giornata del 10 aprile, riuscendo a piazzare l’intero importo previsto – pari a 8 miliardi di euro – tra titoli triennali, settiennali e quindicennali. Eppure, se da un lato l’operazione è andata a buon fine (la domanda, va detto, ha superato l’offerta su tutte le scadenze), dall’altro il dato che più di ogni altro emerge dai report di Banca d’Italia è il deciso rialzo dei rendimenti. Un segnale, questo, che racconta di una fase in cui lo Stato italiano continua a trovare acquirenti per il proprio debito, ma a un prezzo più alto: gli investitori, insomma, chiedono un premio maggiore per esporsi verso Roma, e le casse pubbliche si trovano a dover fronteggiare un costo della raccolta in ascesa.

Btp a 3, 7 e 15 anni: tutti i numeri dell'asta del 10 aprile

Entrando nel dettaglio delle emissioni, il Tesoro ha collocato 2,5 miliardi della settima tranche del Btp con cedola al 2,40% e scadenza fissata al 15 marzo 2029. La domanda, in questo caso, ha raggiunto quota 4,20 miliardi, garantendo un rapporto di copertura di 1,68. Il rendimento lordo annuo per questo titolo triennale si è attestato al 2,91%, registrando un incremento di ben 16 punti base rispetto all’asta analoga dello scorso 12 marzo. Parallelamente, il nuovo Btp benchmark a 7 anni (scadenza 15 giugno 2033, cedola al 3,30%) ha raccolto ordini per 5,791 miliardi a fronte di 3,75 miliardi effettivamente assegnati, con un bid-to-cover di 1,54. Il rendimento, in questo caso, è volato al 3,51% lordo, segnando un balzo di 18 punti base sull’emissione precedente. Infine, per la seconda tranche del Btp a 15 anni (scadenza 1° ottobre 2041, cedola al 3,95%) sono stati staccati titoli per 1,75 miliardi, surclassati da una richiesta complessiva di 2,976 miliardi, con un rendimento che ha toccato il 4,27%.

Perché i rendimenti salgono? Il peso delle tensioni internazionali

La domanda sorge spontanea: cosa si cela dietro questa impennata dei tassi? La ragione principale affonda le radici nell’incertezza che attanaglia i mercati obbligazionari globali. Le recenti crisi internazionali – primo fra tutti il rinnovato conflitto in Iran – hanno riacceso la volatilità, sospingendo verso l’alto i rendimenti dei titoli sovrani un po’ ovunque. In questo contesto di "risk-off", l’Italia (storicamente più sensibile agli choc geopolitici a causa del suo elevato stock di debito) si trova costretta ad adeguarsi: per continuare ad attrarre capitali esteri e domestici, deve offrire ritorni più generosi. Non si tratta, quindi, di una bocciatura da parte del mercato – visto che le aste sono state interamente coperte – ma di un rincaro del "carburante" necessario per far funzionare la macchina del debito.

Aste Btp e Bot, segnali contrastanti dagli specialisti

Se la parte medio-lunga della curva ha mostrato una certa resilienza (pur con il contrappasso dei tassi più alti), lo stesso non si può dire per i collocamenti supplementari riservati agli operatori specialisti. Nella giornata del 10 aprile, il Tesoro ha messo a disposizione due tranche aggiuntive di Bot: una trimestrale (vita residua 91 giorni) per 250 milioni di euro, ed una annuale (365 giorni) per 750 milioni. Ebbene, l’interesse è stato quanto mai contrastante. Per il Bot a 3 mesi, le richieste sono state piuttosto magre, fermandosi a soli 40,6 milioni di euro. Al contrario, per il Bot a 12 mesi gli specialisti hanno presentato domanda per 1.726 milioni di euro, surclassando ampiamente l’offerta. Un andamento a due velocità che riflette le aspettative divergenti sulla politica monetaria della Bce: gli investitori premiano la scadenza annuale (probabilmente in attesa di futuri tagli dei tassi che ne aumenterebbero il valore), mentre mostrano meno entusiasmo per il brevissimo termine.

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