Caso Pretti, la Casa Bianca ammette violazioni di protocollo degli agenti Ice
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Redazione Esteri
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La versione ufficiale sulla morte di Alex Pretti, colpito durante un’operazione federale a Minneapolis, inizia a mostrare crepe insanabili sotto il peso delle stesse ammissioni provenienti dall’amministrazione. A minare, in modo forse definitivo, la narrazione iniziale che aveva tentato di giustificare l’intervento, contribuiscono ora un rapporto riservato del Dipartimento per la Sicurezza Interna e, cosa ancor più significativa, le parole di Stephen Miller. Il consigliere, architetto delle politiche migratorie più intransigenti del presidente Donald Trump, ha riconosciuto – seppur nel linguaggio cauto della burocrazia di Washington – che gli agenti Ice coinvolti nell’azione potrebbero aver commesso «violazioni di protocollo». Un’ammissione che risuona come un brusco dietrofront, considerando le dichiarazioni aggressive e le accuse, spesso prive di fondamento, rovesciate sulla vittima nelle ore successive all’accaduto, e che riapre la questione della responsabilità diretta dei funzionari federali.
Le parole del presidente e la sostituzione del comando
In un’intervista concessa a Fox News, lo stesso Trump ha definito «terribili» gli episodi che hanno portato alla morte di Pretti e, precedentemente, a quella di Renee Good, all’inizio di gennaio. Annunciando una decisione inattesa, il presidente ha affermato che la sua amministrazione «allenterà un po’» la pressione nello stato del Minnesota, teatro di settimane di forti tensioni. Una mossa, questa, che si è concretizzata nell’immediato con la partenza da Minneapolis del comandante della Border Patrol Greg Bovino, il cui ruolo nelle operazioni più controverse è stato oggetto di aspre critiche. Al suo posto è stato inviato Tom Homan, già capo ad interim dell’Ice fino al 2018 e noto per essere un fervido sostenitore delle politiche di «tolleranza zero», il cui ritorno segnala, nonostante la retorica della de-escalation, una continuità nell’approccio duro sull’immigrazione.
Il rapporto al Congresso e il quadro che emerge
Le dichiarazioni pubbliche trovano un inquietante riscontro nel rapporto che il Dhs ha inviato al Congresso, il quale, sebbene nei suoi passaggi più tecnici, contribuisce a delineare un quadro operativo ben diverso da quello inizialmente proposto. Emergono, tra le righe della documentazione, discrepanze sostanziali nella ricostruzione dei fatti, lasciando intendere che la dinamica dello scontro possa essere stata alterata nelle comunicazioni ufficiali. Il documento, che i legislatori stanno ancora esaminando, sembra quindi confermare le ragioni di chi, fin dal primo giorno, ha messo in dubbio la condotta degli agenti, i quali si sono trovati coinvolti in un intervento il cui esito letale appare sempre meno come una fatalità inevitabile.
Le reazioni nella città e il cambiamento di strategia
Mentre Bovino lasciava la città, sulle strade di Minneapolis si sono radunati manifestanti per protestare contro l’Ice e chiedere giustizia per Alex Pretti, in una dimostrazione di dissenso che ha caratterizzato l’intero periodo successivo all’uccisione. La decisione di rimuovere il comandante e di ritirare una parte degli agenti federali, tuttavia, non sembra placare gli animi, poiché viene percepita più come un aggiustamento tattico che come un reale cambio di rotta. La nomina di Homan, figura simbolo della linea dura, indica del resto come l’obiettivo principale rimanga quello di contenere le polemiche senza intaccare il nucleo delle politiche di contrasto all’immigrazione irregolare, le quali continuano a generare un clima di paura e tensione in molte aree del paese.




