Prato, sedici nuovi agenti in arrivo: la Lega esulta, i sindacati frenano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Sedici nuovi poliziotti destinati alla questura di Prato, a partire dal prossimo agosto, nel quadro di un piano nazionale che prevede l'ingresso in servizio di tremila agenti in tutta Italia.
L'annuncio, arrivato per bocca del commissario regionale della Lega Andrea Crippa e dei parlamentari Andrea Barabotti, Elisa Montemagni e Tiziana Nisini, è stato accolto con favore dal partito che parla di "questure e commissariati rafforzati" e di una "azione di potenziamento degli organici delle forze di polizia voluto dal Governo per migliorare il controllo del territorio, la prevenzione e il contrasto alla criminalità".
La ripartizione delle forze, che in Toscana vedrà arrivare complessivamente 181 agenti, sembra però aver già sollevato più di un dubbio tra le organizzazioni sindacali di categoria, le quali invitano a valutare il dato con realismo, al netto delle cessazioni e dei trasferimenti.
Il malumore per la distribuzione delle risorse non riguarda soltanto Prato ma lambisce l'intero Nord, dove i governatori leghisti, a cominciare da Attilio Fontana, presidente della Lombardia, hanno manifestato un certo scetticismo.
La Lombardia riceverà 180 agenti sui 3 mila complessivi e, in particolare, la questura di Lodi ne accoglierà otto: cinque per gli organici diretti e tre per l'ufficio immigrazione. Una cifra che, al di là della retorica del rafforzamento, appare esigua se paragonata al fabbisogno reale dei territori, spesso afflitti da un carico di lavoro crescente e da organici che non vengono adeguatamente rimpinguati da anni.
Il piano governativo, seppur rappresenti un passo avanti rispetto alle precedenti politiche di contenimento della spesa, finisce così per innescare un dibattito acceso che coinvolge tanto i vertici politici quanto i rappresentanti delle forze dell'ordine.
La reazione della Fsp: un segnale positivo ma servono verifiche
La segreteria provinciale della Fsp Polizia di Stato ha accolto la notizia dei sedici agenti in arrivo a Prato "positivamente", definendo il dato come "un segnale di attenzione verso una realtà che, da tempo, evidenzia carenze di personale e un costante aumento degli impegni operativi". Il sindacato, attraverso una nota, ha rivendicato il proprio ruolo nel portare avanti le istanze della questura pratese, con iniziative pubbliche e ripetute interlocuzioni istituzionali che hanno coinvolto anche la segreteria nazionale e i Sottosegretari all'Interno Nicola Molteni e Wanda Ferro.
Al di là della soddisfazione per l'incremento numerico, tuttavia, la stessa organizzazione sindacale ha sottolineato la necessità di verificare sul campo l'effettiva consistenza del potenziamento, considerato che "c'è chi arriva e c'è chi parte": un monito che invita a non sopravvalutare i numeri finché non si conoscerà il saldo finale tra ingressi e uscite dal reparto.
I dubbi dei governatori del Nord: risorse insufficienti e distribuzione iniqua
Il caso di Prato, in fondo, rappresenta solo la punta di un iceberg più ampio che riguarda le aspettative delle amministrazioni locali del Nord, da sempre in prima linea nel chiedere maggiori tutele e presidi per le proprie città. Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, non ha nascosto il proprio disappunto nel prendere atto che la sua regione, nonostante i crescenti bisogni in materia di sicurezza, riceverà soltanto 180 agenti a fronte dei tremila assunti a livello nazionale.
Un numero che, a suo giudizio, non risponde adeguatamente alle esigenze di un territorio densamente popolato e ad alto tasso di criminalità predatoria. Le voci critiche, in questo senso, non si concentrano tanto sull'investimento complessivo del governo quanto sulla sua ripartizione, ritenuta squilibrata e poco attenta ai fabbisogni effettivi delle singole province.
Il fuoco, insomma, cova sotto la cenere e le istanze dei governatori leghisti tornano a farsi sentire con insistenza, in un clima di tensione che si riaccende periodicamente ogni volta che si discutono gli stanziamenti per la sicurezza. Da un lato, la Lega nazionale esulta per il rafforzamento degli organici e rivendica l'impegno dell'esecutivo; dall'altro, i suoi stessi rappresentanti territoriali alzano la voce per reclamare una maggiore attenzione verso il Nord, quasi a voler ricordare che l'azione di potenziamento non può prescindere da un'analisi puntuale delle criticità locali.
In questo braccio di ferro tra comunicazione politica e necessità operative, il dato di fatto rimane l'arrivo di sedici agenti a Prato, una boccata d'ossigeno che però lascia aperti molti interrogativi su come verrà gestito il turnover e su quanto effettivamente inciderà sulla sicurezza quotidiana dei cittadini.




