La Lega riaccende il dibattito sull'obbligo vaccinale, ma gli alleati frenano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre la politica riprende i suoi ritmi dopo la pausa estiva, un tema particolarmente sensibile torna a far discutere: l’obbligo vaccinale per i minori in età scolare. A riportarlo all’attenzione dell’agenda pubblica è stato un nuovo tentativo della Lega, la quale, attraverso alcune dichiarazioni dei suoi esponenti, avrebbe voluto rimettere in discussione il vincolo, proponendone l’abolizione. L’iniziativa, però, non è stata accolta con favore dagli alleati di governo, i quali hanno immediatamente fatto muro, ricordando come una simile misura non rientri affatto nel programma elettorale della coalizione e, soprattutto, non costituisca una priorità in questo momento.

La questione si è intrecciata, suo malgrado, con le recenti nomine del Nitag, il gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni il cui compito è supportare il ministero della Salute con pareri tecnici. Il rinnovo dell’organismo, che alcuni hanno definito come un “azzeramento”, ha offerto il pretesto per riaprire un confronto – spesso sfociato in sterili polemiche – sul valore delle vaccinazioni e sulla libertà di scelta. A smontare le critiche più accese è intervenuto Francesco Vaia, già direttore della Prevenzione dello stesso ministero, il quale ha bollato le polemiche come una “tempesta in un bicchier d’acqua”, sottolineando come si tratti di discussioni che distraggono dall’obiettivo primario della salute pubblica.

In questo clima, le parole della sindaca di Bergamo Elena Carnevali hanno assunto un peso specifico notevole. Con un post sui social network, la prima cittadina – che ha guidato la città durante gli anni più bui della pandemia – ha lanciato un monito severo, affermando che “non bisogna lisciare il pelo a terrapiattisti antiscientifici”. Un’espressione forte, la sua, che vuole essere un invito a non legittimare, attraverso un dibattito politico strumentale, quelle posizioni antiscientifiche che minano la fiducia nei presidi sanitari fondamentali, come appunto i vaccini.

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