Mattarella a Latina: «Salari inadeguati frenano il paese, le famiglie non ce la fanno più»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Non sono tollerabili né indifferenza né rassegnazione». Con queste parole, pronunciate durante la visita alla Bsp Pharmaceuticals di Latina in occasione del Primo Maggio, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha affrontato due emergenze che segnano l’Italia: i salari fermi da quindici anni e l’aumento delle morti sul lavoro. Un discorso netto, che ha messo in luce come la crescita della produttività non si sia tradotta in miglioramenti per i lavoratori, costretti a fare i conti con retribuzioni ferme ai livelli del 2008.

«Le troppe famiglie che non riescono più a sostenersi sono la prova di un sistema che non funziona», ha aggiunto Mattarella, sottolineando come la questione salariale sia ormai «una grande questione nazionale». Un problema che, secondo il Capo dello Stato, incide persino sul calo demografico, perché «senza redditi adeguati, costruire un futuro diventa impossibile». La denuncia arriva in un momento in cui il carovita aggrava le difficoltà di chi, pur con un contratto a tempo indeterminato, fatica ad arrivare a fine mese.

È il caso di Giovanni Rinaudo, 48 anni, metalmeccanico torinese che, nonostante un’occupazione stabile, si definisce «un lavoratore povero». «A 1.200 euro al mese, ogni spesa è un incubo», racconta. Una situazione che, come sottolinea Stefania Filetti della Cgil, andrebbe ribattezzata: «Non è lavoro povero, è lavoro sottopagato. Il termine sbagliato sposta la colpa su chi lavora, quando il vero nodo è il valore negato».

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