Carceri italiane, il rapporto Antigone denuncia un sovraffollamento al 139%

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il sovraffollamento delle carceri italiane ha raggiunto il 139,1% secondo il 22° rapporto di Antigone aggiornato al 30 aprile 2026, che fotografa un sistema penitenziario con 64.436 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti, ridotti però a 46.318 realmente disponibili. Il dossier descrive una situazione diffusa in quasi tutto il Paese, con soltanto 22 istituti non sovraffollati e decine di strutture che superano livelli considerati critici. Nel documento viene evidenziato come la saturazione degli spazi stia incidendo direttamente sulle condizioni di vita quotidiane all’interno delle celle, dove gran parte delle persone detenute trascorre quasi tutta la giornata.

La mappa dell’emergenza elaborata da Antigone mostra che 73 istituti penitenziari superano il 150% di affollamento, mentre in otto carceri il tasso arriva addirittura al 200%. Il rapporto parla di una crisi strutturale che coinvolge non soltanto gli spazi disponibili, ma anche l’organizzazione della vita detentiva. Più del 60% dei detenuti passa gran parte del tempo chiuso in cella, in ambienti definiti affollati e malmessi. Le attività interne risultano limitate: soltanto il 29,3% lavora e il 31% studia. Il quadro descritto dall’associazione restituisce l’immagine di istituti sempre più isolati dal mondo esterno e segnati da giornate scandite dalla noia e dall’apatia.

Sovraffollamento e isolamento nelle carceri italiane

Nel rapporto annuale Antigone sottolinea anche il progressivo irrigidimento del sistema penitenziario dal 2022 al 2025. Secondo il dossier, le carceri italiane si sarebbero progressivamente chiuse verso l’esterno, rendendo più difficile l’ingresso della società civile negli istituti. Viene inoltre segnalato un forte aumento del ricorso all’isolamento come misura punitiva, cresciuto del 171%. L’associazione descrive un contesto in cui “nessuno si fida più di nessuno”, con un clima che coinvolge sia le persone detenute sia gli agenti penitenziari.

Tra gli aspetti messi in evidenza nel documento ci sono anche l’aumento dei suicidi, delle aggressioni e dell’utilizzo di psicofarmaci all’interno dei penitenziari italiani. Antigone parla di un sistema chiuso, dove detenuti e agenti vengono descritti come lasciati soli in una gestione quotidiana sempre più complessa. Nel dossier viene citata anche l’introduzione della figura dell’agente di polizia penitenziaria sotto copertura, una misura che secondo l’associazione rischia di ridurre ulteriormente fiducia e trasparenza nel sistema carcerario.

I numeri del rapporto Antigone sulle carceri

Il dato centrale del rapporto resta quello relativo alla distanza tra popolazione detenuta e posti realmente disponibili. A fronte di oltre 51mila posti regolamentari, gli spazi effettivamente utilizzabili scendono infatti poco sopra le 46mila unità, mentre i detenuti superano quota 64mila. Questo squilibrio porta il sistema penitenziario italiano a operare stabilmente oltre la propria capacità. La presenza di sole 22 carceri non sovraffollate viene indicata da Antigone come uno degli elementi più evidenti di una pressione ormai estesa alla quasi totalità degli istituti.

Nel rapporto emerge anche il tema della qualità della permanenza in carcere. Il poco accesso al lavoro e allo studio viene collegato a giornate trascorse prevalentemente in cella, spesso in condizioni di forte affollamento. Antigone descrive strutture nelle quali l’isolamento dal mondo esterno e la riduzione delle attività contribuiscono a rendere ancora più pesante la gestione quotidiana della detenzione. L’associazione presenta così un quadro complessivo segnato da sovraffollamento, tensioni interne e progressiva chiusura del sistema penitenziario italiano.

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