Caterina Caselli, il premio alla carriera a Sanremo 2026 e l’invito ai giovani: “Sentitevi liberi dal giudizio”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Sessant’anni esatti dopo quel “Nessuno mi può giudicare” che ne fece un’icona pop generazionale, Caterina Caselli è tornata sul palco del Teatro Ariston. È accaduto nella quarta serata del Festival di Sanremo 2026, quella dedicata alle cover e ai duetti, quando il conduttore e direttore artistico Carlo Conti le ha consegnato il Premio alla carriera. La cantante e produttrice modenese, che di lì a qualche settimana compirà ottant’anni – è nata il 10 aprile del 1946 a Sassuolo, in provincia di Modena – ha raccolto il riconoscimento con commozione visibile, ma con la stessa schiena dritta che l’ha sempre contraddistinta, da quando, giovanissima, frequentava il Piper e sfrecciava per le strade di Milano e Roma con quel caschetto biondo che le sarebbe valso il soprannome di “Casco d’oro”.

Il ritorno all’Ariston dopo il debutto del 1966

Il momento, trasmesso in diretta su Rai1 intorno alle 23.30, ha rappresentato molto più di un semplice omisto celebrativo. La Caselli, infatti, non è stata soltanto l’interprete spavalda che nel 1966 arrivò seconda al Festival – battuta da “Dio come ti amo” di Domenico Modugno e Gigliola Cinquetti, ma consegnando alla storia un brano che parlava di libertà femminile e di scelte autonome in un’Italia ancora impreparata a certi ragionamenti – ma anche e soprattutto la scopritrice di talenti che, dietro una scrivania, ha cambiato il corso della musica leggera nazionale. Fu proprio lei, con il suo fiuto da editrice e produttrice, a credere in artisti come Andrea Bocelli, del quale ricordato un aneddoto curioso sul palco, quando Phil Collins, ascoltandolo, chiese stupito dove fosse stato nascosto fino a quel momento; e poi Elisa, i Negramaro, gli Avion Travel, Malika Ayane, Madame e Sangiovanni, per citare solo alcuni dei nomi lanciati dalla sua etichetta Ascolto prima e dalla Sugar Music poi.

Il messaggio ai giovani: liberi dal giudizio altrui

Nel ritirare il premio, la Caselli ha voluto rivolgere un pensiero diretto alle nuove generazioni, riannodando il filo con quel lontano 1966. «Sentitevi liberi dal giudizio», ha detto emozionata, riprendendo quasi alla lettera il Titolo della canzone che la rese celebre e sottolineando come quel messaggio, a distanza di sei decenni, conservi intatta la sua forza dirompente. «Il brano contiene un messaggio ancora importante, rivendica la libertà dal giudizio», ha aggiunto, visibilmente commossa, mentre dall’orchestra partivano le prime note di quella melodia che tutti hanno imparato a memoria e che, nel tempo, è diventata una sorta di inno laico all’autodeterminazione. La cantante, che di sé ha detto di essere stata «molto coraggiosa, un po' spavalda» e oggi invece «un po' meno», ha poi ringraziato tutte le persone e gli artisti da cui ha imparato qualcosa in questo lungo viaggio.

Una carriera divisa tra palco e scrivania

Il percorso di Caterina Caselli, del resto, non è mai stato lineare né scontato. Dopo gli esordi al festival di Castrocaro, il matrimonio con il discografico Piero Sugar e la nascita del figlio Filippo, scelse di abbandonare le scene proprio quando la sua popolarità era all’apice, per dedicarsi anima e alla produzione. Una decisione che all’epoca fece discutere, ma che lei stessa ha sempre rivendicato con orgoglio, spiegando in passato di aver voluto fare con gli altri ciò che avrebbe voluto fosse fatto con lei quando stava dall’altra parte della barricata. Da qui la cura maniacale nel seguire gli artisti, nel metterli a proprio agio, nel proteggerne l’unicità piuttosto che appiattirla su mode o tendenze passeggere. «Ho avuto la fortuna di cominciare a occuparmi di musica quando era ancora possibile sbagliare, e quindi rischiare», raccontava in una recente intervista, «perché c’era la possibilità di trovare qualcosa che non c’era senza doversi per forza aspettare che un dato investimento tornasse in tempi brevi».

L'eredità di un'icona tra musica e imprenditoria

Sul palco dell’Ariston, quella sera, c’erano anche altri ospiti e concorrenti pronti a esibirsi per la giuria e per il pubblico da casa: Laura Pausini e Bianca Balti affiancavano Conti in conduzione, mentre più tardi ci sarebbe stata l’esibizione di Ditonellapiaga con TonyPitony, poi proclamati vincitori della serata cover con “The Lady is a Tramp”. Ma il momento clou, per intensità e carico simbolico, è stato senza dubbio quello dedicato alla Caselli. Una standing ovation lunga e partecipata ha accompagnato la sua uscita di scena, quasi a voler idealmente restituire qualcosa di tutto ciò che lei ha dato alla musica italiana in sessant’anni di carriera, prima come volto e voce, poi come mente e motore instancabile dietro le quinte. Una figura, la sua, che ha attraversato epoche e mode restando sempre fedele a sé stessa, e che oggi, come ha scritto qualcuno, è diventata una voce dell’enciclopedia Treccani, a suggellare un contributo che va ben oltre il semplice intrattenimento.

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