Caterina Caselli, la forza di andare via

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Caterina Caselli ha ripercorso, con una lucidità priva di autocommiserazione, il percorso che dalla povertà di Sassuolo l'ha condotta al successo nel mondo della musica. La cantante e produttrice discografica ha descritto un'infanzia segnata da ristrettezze economiche, vissuta in una casa di due stanze dove "il tavolo da pranzo diventava quello su cui lavorava mia mamma, che di mestiere faceva la magliaia". In quel contesto, fin da ragazza, coltivava il desiderio di "uscire da quel luogo che mi stava stretto", immaginando per sé un futuro da cantante, hostess o missionaria in Africa, accomunate tutte dall'idea di "girare il mondo".

Il vuoto del padre e il "no" della madre

Un evento tragico, però, incise profondamente sulla sua adolescenza: il suicidio del padre, avvenuto quando Caterina aveva quattordici anni. "Soffriva di depressione, che allora non veniva riconosciuta come tale", ha spiegato la Caselli, accennando anche ai possibili traumi derivanti dagli anni passati dal genitore in Libia come militare. Quell'episodio le provocò un senso di vergogna, comune a molti familiari in simili circostanze, mentre il sostegno paterno per la sua passione canora veniva meno. A opporsi al suo sogno, infatti, era stata soprattutto la madre, che le aveva detto di no, preoccupata forse per un avvenire incerto nello spettacolo, fino a quando l'incontro con Maurizio Vandelli non le aprì concretamente le porte della carriera.

La malattia e la resilienza

Oltre alle prove dell'anima, Caterina Caselli ha dovuto affrontare anche quelle del, confrontandosi con un tumore. "Ho avuto una recidiva", ha rivelato, spiegando di avere seguito una terapia iniziale che non ha funzionato, per poi passare alla chemioterapia. Uno di quei percorsi medici, complessi e logoranti, che oggi le permettono di affermare: "Proseguo con cure e controlli ma al momento sto bene". Una dichiarazione di serenità conquistata, che chiude il cerchio su un'esistenza segnata da perdite e difficoltà ma anche da una tenace volontà di affermazione.

Da Sassuolo al palcoscenico

Il racconto dell'artista svela come il germe della sua vocazione fosse già presente nell'ambiente modesto in cui è cresciuta, simboleggiato da un'insegna vista a Sassuolo: "Maestro Callegari, maestro di canto e di musica". Quella semplice insegna, che parla di un mondo altro rispetto alla vita angusta di allora, rappresenta il primo segnale di una strada possibile. Una strada che, nonostante gli ostacoli familiari e il lutto precoce, lei ha intrapreso con determinazione, diventando prima una delle voci più note della musica leggera italiana e poi, abbandonate le scene, una acuta produttrice e talent scout, completando così un viaggio di emancipazione personale e professionale iniziato nella cucina-stanza da lavoro di una magliaia.

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