Sanremo, Caterina Caselli riceve il premio alla carriera: “Sentitevi liberi dal giudizio”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Sessant’anni esatti dopo quella storica interpretazione di “Nessuno mi può giudicare”, il palco dell’Ariston ha richiamato a sé Caterina Caselli, e lo ha fatto per consegnarle un premio alla carriera che giunge nel corso della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, quella del 2026, condensando in unico, lungo abbraccio del pubblico – e della sala stampa, naturalmente – il peso e il significato di un’intera esistenza spesa per la musica, prima come volto e voce di un’epoca, poi come mente raffinata dietro il successo di decine di artisti. La cerimonia di consegna è avvenuta nella serata di venerdì 27 febbraio, quella dedicata alle cover e ai duetti, a suggellare un legame con la kermesse che per il “caschetto d’oro”, come veniva chiamata agli esordi, rappresenta un punto di partenza e insieme un punto di arrivo: fu lì, nel 1966, che una giovanissima cantante modenese presentò un brano destinato a diventare un manifesto generazionale, quel motivetto ironico e spavaldo che rivendicava, con leggerezza, il diritto a essere se stessi al di là delle apparenze e dei moralismi.
Sul palco, a pochi giorni dal compimento degli ottant’anni, Caterina Caselli è apparsa visibilmente commossa, e quella commozione – autentica, non sceneggiata – ha rotto per un attimo la patina di perfezione che spesso avvolge le serate canore. La sua voce, mentre ringraziava e cercava di spiegare quanto quel messaggio di indipendenza sia ancora vivo e attuale, si è spezzata, quasi a voler testimoniare che la forza di un’idea non si affievolisce con il tempo. “Sono stata fortunata nella mia vita”, ha esordito, con quel tono pacato ma deciso che l’ha sempre contraddistinta, “ho avuto incontri importanti che mi hanno aiutato in questo percorso”. Poi, il pensiero è corso inevitabilmente a chi quel percorso lo ha condiviso, come nel breve retroscena raccontato a caldo, quando ha rievocato la scoperta di Andrea Bocelli: “Quando passò dal pop al registro lirico e Phil Collins disse: ‘Ma dov’era nascosto questo qui?’”. Un aneddoto che, nella sua immediatezza, restituisce la statura di una produttrice capace di intuire il talento oltre le mode e i confini di genere, costruendo ponti tra la canzone popolare e il grande repertorio internazionale.
Un messaggio che attraversa i decenni
Il cuore del suo intervento, però, è stato un altro, ed è risuonato con forza proprio nell’anno in cui ricade l’anniversario di quel celebre motivetto: “Nessuno mi può giudicare ancora oggi contiene un messaggio importante, rivendica la libertà di giudizio”. Da qui, il passaggio alla nuove generazioni è stato naturale e diretto, scevro da qualunque retorica paternalistica. “A tutte le generazioni, a tutti i ragazzi e a tutte le ragazze: sentitevi liberi dal giudizio”. Un’esortazione, questa, che non suona come una frase fatta, ma come il bilancio – e insieme il lascito morale – di una donna che ha attraversato la musica italiana da protagonista, prima come interprete e poi come talent scout e imprenditrice. Se è vero, come ha scherzato lei stessa, che da giovane era “molto coraggiosa, un po’ spavalda” e che oggi lo è “un po’ meno”, la sostanza di quel messaggio di ribellione positiva, di quella voglia di autodeterminarsi che cantava da ragazza, non è mai venuta meno. La sua carriera, del resto, è lì a dimostrarlo: dopo i fasti degli anni Sessanta e Settanta, quando i suoi dischi scalavano le classifiche e i suoi film musicali la rendevano un’icona pop, Caterina Caselli scelse di passare “dall’altra parte”, diventando una delle figure centrali della discografia italiana, capace di lanciare nomi come Elisa, i Negramaro e, appunto, Bocelli, contribuendo a scrivere capitoli fondamentali della nostra storia musicale.
Il senso di un riconoscimento
Il premio alla carriera, consegnatole da Carlo Conti in una serata che ha visto anche Laura Pausini e Bianca Balti condurre e animare il teatro, arriva dunque al termine di un percorso lungo e variegato, in cui la Caselli ha saputo interpretare i cambiamenti del costume e dell’industria senza mai snaturarsi. Quel caschetto biondo, che in un’epoca di laccature e messe in piega elaborate rappresentava una scelta di modernità e semplicità, è diventato col tempo il simbolo di una coerenza stilistica e umana che pochi possono vantare. Dalle esibizioni al Piper, il tempio del beat romano, alla direzione della Sugar Music, passando per la conduzione di programmi televisivi e la scoperta di talenti, la sua biografia si intreccia inestricabilmente con le trasformazioni del Paese, dalla spensieratezza del boom economico alle complessità del nuovo millennio. E non è un caso, forse, che a rendere omaggio a questa figura, sul palco dell’Ariston, ci fosse un teatro intero in piedi, mentre Carlo Conti – che aveva annunciato il premio nei giorni precedenti, insieme a quelli per Fausto Leali e Mogol – le lasciava la scena, consapevole di ospitare non solo una cantante, ma un pezzo di storia vivente della musica leggera italiana.
L’eco di una serata speciale
La quarta serata del Festival, che ha visto poi la vittoria del duo Ditonellapiaga e TonyPitony nella classifica parziale delle cover, ha avuto così un momento di sospensione, una pausa di riflessione in cui il gossip e la competizione hanno lasciato spazio alla memoria e alla gratitudine professionale. L’emozione della Caselli, nell’ammettere che quella ragazza spavalda del ’66 oggi lo è un po’ meno, non è stata solo la dichiarazione di un’artista che si guarda indietro, ma la testimonianza di come la musica possa conservare intatta la sua forza liberatoria, a patto di saperla trasmettere con onestà e senza filtri. In un’epoca in cui i social media moltiplicano i giudizi e le apparenze sembrano prevalere sulla sostanza, quel “sentitevi liberi” pronunciato dal palco dell’Ariston ha assunto il valore di un testamento ideale, lasciato in eredità a chiunque abbia voglia di inseguire le proprie passioni senza paura dello sguardo altrui, esattamente come fece lei, sessant’anni fa, con una canzone destinata a non invecchiare mai.




