Operaio muore schiacciato da un muletto, è la terza vittima in un mese nel Polesine

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un altro nome, Said El Qadi, si aggiunge alla tragica lista degli infortuni mortali sul lavoro che sta insanguinando il territorio del Polesine, un tributo di sangue che, nell’arco di meno di trenta giorni, ha ormai assunto i contorni di un’emergenza sociale dalle proporziòni allarmanti. L’uomo, che aveva quarantasei anni ed era padre di quattro figli piccoli, ha perso la vita nel pomeriggio di domenica, verso le 16.30, all’interno dello stabilimento de “Il Polimero”, un’azienda situata a Sant’Apollinare, in provincia di Rovigo, che si occupa della lavorazione di materiale plastico. Per ragioni non ancora del tutto chiarite, Said, il quale prestava servizio come lavoratore interinale, è rimasto schiacciato dal muletto che stava utilizzando durante le proprie mansioni, un incidente drammatico che non gli ha lasciato scampo.

I soccorsi e la constatazione del decesso

Sul posto, dopo la chiamata di emergenza, sono immediatamente intervenuti i vigili del fuoco del comando di Rovigo, i quali hanno dovuto impiegare persino l’autogru per sollevare il pesante mezzo e liberare il corpo dell’operaio, purtroppo senza riuscire a strapparlo a un destino già segnato. L’intervento del personale sanitario del 118, sebbene tempestivo, non poté che limitarsi alla constatazione del decesso, dinanzi a una situazione di tale gravità da non aver concesso margine di salvezza. L’episodio, che le forze dell’ordine stanno ora ricostruendo nei minimi dettagli per accertare le dinamiche e le eventuali responsabilità, si inserisce in una sequenza di lutti che sta lacerando il tessuto produttivo e umano della provincia.

Una sequenza ininterrotta di tragedie

Quello di Said El Qadi, il quale, originario del Marocco e residente per un periodo a Pordenone, si era trasferito da circa un anno e mezzo ad Arquà Polesine con tutta la sua famiglia, rappresenta infatti il terzo caso mortale in un lasso di tempo incredibilmente ristretto. Pochi giorni prima, come un macabro e doloroso ritornello, aveva perso la vita un altro giovane operaio, schiacciato a sua volta da un macchinario mentre era al lavoro in un cantiere a Rosolina. A questi due eventi, per i quali le indagini sono ancora in corso, se ne aggiunge un altro, occorso appena una settimana fa, quando un lavoratore ha perso la vita in seguito a una caduta dall’alto avvenuta durante la manutenzione del tetto di un capannone.

Un bilancio che interroga le coscienze

Ciascuno di questi episodi, che le procure competenti stanno approfondendo con le consuete inchieste, porta con sé storie personali spezzate, famiglie private di un sostegno, e un vuoto incolmabile per i colleghi e per chi, come i quattro figli di Said, si ritrova a dover affrontare un futuro senza il proprio padre. Il ripetersi di simili tragedie in ambiti lavorativi diversi, ma accomunate dalla violenza dell’evento e dall’esito fatale, solleva interrogativi profondi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, un tema che, nonostante le campagne di sensibilizzazione, continua a mietere vittime in tutto il paese, lasciando dietro di sé un solco di dolore e di domande ancora senza risposta.

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