Onu, Trump attacca Cuba: “Stato fallito, cadrà”. L’Avana lascia l’aula
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Redazione Esteri
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La delegazione cubana ha abbandonato l’aula dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite mentre Donald Trump pronunciava il suo discorso. Il presidente statunitense aveva appena definito Cuba «uno Stato assolutamente fallito», aggiungendo che il governo dell’isola «sta fallendo come mai prima d’ora e cadrà». La protesta è stata immediata: i rappresentanti dell’Avana, guidati dal ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, si sono alzati dai loro posti e hanno lasciato il plenario.
Il discorso e l’accusa alla «sinistra radicale»
Nel corso del suo intervento, Trump ha accusato il governo cubano di essersi coordinato per decenni con quella che ha chiamato la «sinistra radicale» e con reti comuniste presenti negli Stati Uniti. Ha poi annunciato che la sua amministrazione «sta perseguendo un cambiamento radicale della situazione a Cuba», sostenendo che il regime comunista è sottoposto alla pressione più forte che abbia mai subito. Secondo quanto riferito, il segretario di Stato Marco Rubio sarebbe coinvolto nelle conversazioni con l’isola.
La reazione dell’Avana: «Calunnie, Cuba è un Paese sovrano»
La risposta cubana non si è fatta attendere. Su X, il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez ha respinto quelle che ha definito «calunnie», sottolineando che «il governo degli Stati Uniti è incapace di accettare che Cuba sia, e abbia il diritto di essere, un Paese pienamente indipendente e sovrano». Rodríguez ha aggiunto che «nessuna delle falsità pronunciate dal presidente degli Stati Uniti all’Onu, né alcuna calunnia, potrà mai negare tale realtà».
Il capo della diplomazia cubana ha poi concentrato parte della sua replica sulle misure economiche statunitensi, affermando che «il blocco economico, compreso l’embargo energetico, minaccia concretamente Cuba e altre nazioni» e definendolo «un atto di genocidio e castigo collettivo».
Le dimissioni dell’aula e il precedente iraniano
Non solo Cuba. Anche una parte della delegazione iraniana ha lasciato l’aula durante il discorso di Trump, nel momento in cui il presidente americano ha minacciato nuovamente di annientare la Repubblica islamica. Stando a quanto ricostruito, i rappresentanti di Teheran hanno cominciato ad alzarsi quando Trump ha parlato degli attacchi militari statunitensi contro l’Iran degli ultimi sei mesi, lasciando la sala dopo circa dieci minuti dall’inizio dell’intervento.
Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, presenti a New York per l’assemblea, non erano in aula al momento del discorso.
Il contesto: embargo e pressione economica
L’episodio si inserisce in un quadro di crescenti tensioni tra Washington e L’Avana. Gli Stati Uniti mantengono da oltre sessant’anni un embargo economico contro Cuba, ma negli ultimi mesi l’amministrazione ha intensificato la pressione, arrivando a imporre un blocco petrolifero che, secondo diverse fonti, ha aggravato la crisi economica e sociale sull’isola. Cuba ha più volte denunciato queste misure come una punizione collettiva contro la popolazione.
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, commentando il discorso di Trump, ha scritto che «la menzogna è il ricorso di chi si rifiuta di accettare il diritto all’autodeterminazione del popolo cubano».
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