Bonus mobili e sicurezza, la svolta del 2026: dal credito una tantum al legame strutturale con i cantieri

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Non si tratta più, come accaduto finora, di attendere a fine anno l’ennesima proroga in extremis. Il bonus mobili – quel meccanismo che consente di detrarre l’acquisto di poltrane, letti o di un frigorifero di nuova generazione – sta virando verso una metamorfosi irreversibile, se l’emendamento presentato dal presidente della Commissione Finanze del Senato, Massimo Garavaglia, troverà conferma nella conversione definitiva del decreto fiscale (D.L. 38/2026). La proposta, che guarda al 2027 come data di regime, cancella di fatto l’incertezza delle misure temporanee per ancorare l’agevolazione a un principio di proporzionalità. In pratica, non si avrà più un limite di spesa fisso e indipendente (gli attuali 5.000 euro), ma un collegamento diretto con l’entità dei lavori edilizi: si potrà ottenere il riconoscimento fiscale per l’arredo pari al 15% del totale delle spese ammesse alla ristrutturazione, purché queste ultime godano già della detrazione Irpef del 50%. Una modifica, questa, che riscrive le regole del gioco per chi intende fare casa nuova senza necessariamente aprire un cantiere di dimensioni faraoniche.

Il meccanismo della “percentuale di cantiere” e i riflessi sul 2026

Se da un lato si lavora alla struttura futura del bonus, dall’altro il presente offre ancora spazio per interventi mirati, spesso confusi dai contribuenti. A chiarire il perimetro attuale è Alessandra Caparello di Immobiliare.it, la quale sottolinea come non esista un autonomo “bonus sicurezza 2026” sganciato dal contesto delle ristrutturazioni. La detrazione del 50% per la prima casa – valida fino a un tetto di spesa di 96.000 euro spalmato in dieci annualità – copre infatti una gamma specifica di interventi tecnici passivi, come l’installazione di grate, la sostituzione di porte blindate, vetri antisfondamento o l’inserimento di sistemi di rilevazione elettronici. Ne restano logicamente esclusi i servizi di vigilanza privata o i dispositivi portatili, proprio perché la norma chiede che l’intervento modifichi fisicamente l’immobile, integrate in modo permanente e finalizzate a ridurre il rischio di atti illeciti che vanno dal furto al sequestro.

Mentre per il 2026 – lo confermano anche le tabelle della Legge di Bilancio – le aliquote restano sostanzialmente stabili al 50% per le abitazioni principali e al 36% per le secondarie, lo sguardo è già proiettato al ribasso del 2027, quando anche la sicurezza subirà un taglio per allinearsi al nuovo regime fiscale. Il vero salto di paradigma, tuttavia, riguarda i mobili: la proposta Garavaglia non solo stabilizza la misura, ma ne vincola l’esistenza all’avvio di un cantiere edilizio. Senza la ristrutturazione, dunque, niente agevolazione per il divano nuovo; con lavori per 20.000 euro, invece, il tetto per l’arredo scenderebbe a 3.000 euro (ben inferiore agli attuali 5.000), mentre con interventi più si, diciamo da 60.000 euro, il plafond salirebbe a 9.000 euro. Una relazione che favorisce gli interventi di manutenzione straordinaria più sostanziosi, ma che potrebbe comprimere le piccole sostituzioni d’arredo legate a cantieri minimi.

Errori diffusi e la distinzione tra “sicurezza” e “vigilanza”

La prassi quotidiana, purtroppo, rivela una pericolosa superficialità nella gestione dei pagamenti. Per evitare che l’Agenzia delle Entrate rigetti la detrazione in sede di controllo, è tassativo che le spese per porte blindate o sensori vengano saldate tramite bonifico “parlante”, quello stesso strumento che già utilizziamo per i classici lavori edili, dove bisogna specificare la causale e il codice fiscale del beneficiario. Le scartoffie, insomma, contano quanto la serratura nuova. Inoltre, va rimarcato un equivoco ricorrente: la “sicurezza” agevolabile è solo quella strutturale. Installare una telecamera agganciata a un palo nel giardino rientra perfettamente nel bonus ristrutturazioni; stipulare un contratto mensile con un istituto di vigilanza, invece, resta una spesa corrente che le Entrate non riconosceranno mai come detraibile al 50%.

Guardando al quadro complessivo, il 2026 si configura così come un anno di passerella verso il nuovo ordine fiscale. Da gennaio, la fine del Superbonus (salvo eccezioni per i crateri sismici) e la riduzione delle agevolazioni per le seconde case hanno già ridisegnato il mercato, spingendo le richieste su interventi più mirati come la sostituzione degli infissi o l’efficientamento localizzato. In questo contesto, l’emendamento sul mobile non è solo un ritocco tecnico, ma una mossa culturale: si vuole interrompere la pratica di avviare una ristrutturazione simbolica (magari una semplice tinteggiatura) pur di piazzare un’ cucina in detrazione. Dal 2027, se la riforma passerà, il bonus sarà la logica conseguenza del cantiere, e non il contrario.

Meta Description: Bonus mobili verso la svolta strutturale dal 2027: legato al 15% delle spese di ristrutturazione. La guida alle nuove regole e al Bonus Sicurezza 2026.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.