Genova, i portuali bloccano il carico del cannone italiano sulla nave saudita
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Redazione Interno
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Non verrà imbarcato sul mercantile Bahri Yambu, in partenza oggi dal porto di Genova, il cannone prodotto dalla Leonardo destinato a una nave di Fincantieri. La decisione, confermata dalla Filt Cgil, arriva dopo due giorni di tensioni e proteste, culminati con il rifiuto degli operai del terminal Gmt di procedere al carico del materiale bellico.
La vicenda, che ha riacceso il dibattito sul traffico di armi nello scalo ligure, era emersa dopo la diffusione di una foto tra i lavoratori: l’immagine mostrava l’artiglieria della Oto Melara, azienda controllata dal gruppo Leonardo, pronta per essere trasportata sulla nave saudita. Una situazione che ha spinto il Calp, collettivo autonomo dei portuali, a denunciare ancora una volta l’opacità dei carichi militari in transito a Genova.
Non è la prima volta che i lavoratori si oppongono alla logistica bellica: già nelle scorse settimane, esercitando il diritto all’obiezione di coscienza, avevano impedito operazioni analoghe. Stavolta, però, la protesta – pacifica ma determinata – ha paralizzato per ore la viabilità attorno al terminal, mentre la Procura apriva un’inchiesta per verificare la regolarità delle operazioni.
A rendere ufficiale lo stop al carico è stata l’agenzia marittima incaricata delle procedure, che in tarda mattinata ha comunicato la decisione di lasciare a terra il pezzo d’artiglieria. La Bahri Yambu, carica di altri materiali militari e esplosivi, ha così ripreso la rotta verso destinazioni non rese pubbliche, mentre i sindacati ribadivano l’intenzione di continuare a monitorare i flussi di armamenti.




