La famiglia nel bosco e il grido del bambino: «Voglio tornare da mamma e papà»
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Redazione Interno
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L’eco del pianto di un minore, quello che nessun verbale può davvero trascrivere, ha spezzato l’apparente asetticità di una perizia giudiziaria. Nel corso dell’ennesimo colloquio tecnico volto a valutare la capacità genitoriale di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham – i due coniugi anglo-australiani finiti al centro di una battaglia legale che ormai dura da mesi – uno dei tre fratelli (una bambina di 9 anni e due gemelli di 7, questi ultimi ancora immersi in quell’età in cui il bisogno di protezione è visceralmente legato alla figura materna) ha perso il controllo. Non è stato un semplice capriccio o un gesto di noia. Gli occhi arrossati, le lacrime che scendono senza ritegno, e poi quella frase, strappata da un’angoscia che non ammette mediazioni: «Voglio tornare a casa da mia madre e mio padre».
Il dettaglio dell’incontro e la perizia psichiatrica
Il piccolo, la cui identità è stata protetta per tutelarne la serenità, ha interrotto il flusso delle domande della perita Simona Ceccoli (nominata dal Tribunale per approfondire proprio la tenuta psichica del nucleo) con una richiesta di ritorno che ha gelato l’aria. A rivelare l’episodio, che risale a queste ultime fasi dell’istruttoria, è stato lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente di parte della difesa, il quale ha sottolineato come quel grido rappresenti forse il segnale più autentico del disagio vissuto dai bambini. Da oltre cinque mesi, infatti, i tre fratelli non abitano più nel rustico spartano immerso nei boschi di Palmoli, in provincia di Chieti, dove vivevano senza riscaldamento né elettricità, ma sono stati trasferiti – a seguito di un’ordinanza del Tribunale dei minorenni dell’Aquila – in una casa famiglia a Vasto.
L’udienza decisiva del 21 aprile e il ricorso in Corte d’Appello
Proprio domani, martedì 21 aprile, la Corte d’Appello dell’Aquila sarà chiamata a sciogliere un nodo cruciale: discutere il reclamo presentato dai legali della coppia contro quella decisione di allontanamento. L’udienza, definita “cartolare” nel gergo tecnico del processo civile (quindi basata sugli atti scritti e sui documenti depositati), arriva al termine di una settimana densa di movimenti. Da una parte, la difesa ha tentato di forzare la mano presentando una perizia tecnica firmata dai propri consulenti che invoca la restituzione dei minori “con necessità e urgenza”, per interrompere quella che definiscono una spirale traumatica. Dall’altra, ci sono le valutazioni dei servizi sociali e della tutrice nominata dal Tribunale, i quali avevano rilevato criticità legate all’isolamento sociale dei piccoli e alla loro mancata scolarizzazione formale.
Intanto, lo scenario logistico in cui i bambini dovrebbero tornare, qualora i giudici accogliessero l’istanza, è cambiato radicalmente. Nathan Trevallion ha lasciato l’alloggio che l’imprenditore Armando Carusi aveva messo a disposizione della famiglia come rifugio temporaneo. Insieme a Catherine, il padre si sta trasferendo in una casa messa a disposizione gratuitamente dal Comune di Palmoli: un’abitazione che, a differenza del casolare nel bosco, è dotata di acqua corrente, bagno e riscaldamento.
Il progetto editoriale e le luci della ribalta
Mentre il nucleo familiare cerca di riorganizzarsi in vista di un possibile (e sperato) ricongiungimento, la madre, Catherine Birmingham, ha deciso di raccontare la propria versione dei fatti. Presto arriverà in libreria il suo libro, intitolato “La nostra vita libera”, un’opera in cui intende spiegare le ragioni di una scelta di vita estrema ma, a suo dire, dettata dall’amore per i propri figli. Non solo carta stampata: le indiscrezioni parlano di un interessamento da parte di colossi dello streaming, con trattative che sarebbero in corso per la realizzazione di un film o di una serie tv sulla vicenda, anche se al momento non ci sono conferme ufficiali di accordi chiusi. La cronaca giudiziaria, insomma, si mescola inevitabilmente con la macchina mediatica, mentre l’appuntamento decisivo in Corte d’Appello potrebbe segnare una svolta – o un ulteriore capitolo di attesa – per quei tre bambini che, come dimostrano le lacrime versate durante la perizia, chiedono solo di varcare la soglia di casa.




