Dantedì 2026, il ritorno di Dante tra le tracce della Maturità tra attualità e memoria

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La ricorrenza che cade oggi, 25 marzo, porta con sé un’eco che per gli studenti dell’ultimo anno rischia di farsi particolarmente insistente: quella del Dantedì, la giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, istituita nel 2020 dal ministero della Cultura in una data che gli studiosi, da tempo, riconoscono come l’avvio simbolico del viaggio ultraterreno raccontato nella Commedia. Un viaggio, quello nella selva oscura, che proprio in questi giorni torna a intersecarsi con il calendario scolastico più atteso, quello della Maturità 2026, dove il Sommo Poeta – come è accaduto in numerose edizioni passate – potrebbe candidarsi a diventare uno dei nodi centrali della prima prova scritta. Non si tratta, va detto, di una semplice suggestione: la presenza di Dante nelle tracce d’esame segue spesso il filo rosso delle celebrazioni nazionali, e il Dantedì rappresenta ormai un appuntamento fisso nel panorama culturale italiano, capace di mobilitare scuole, istituzioni e iniziative dal basso.

L’origine di questa ricorrenza, vale la pena ricordarlo, non è istituzionale in senso stretto, ma affonda le radici in un gesto di natura giornalistica: fu un editoriale pubblicato sul Corriere della Sera il 19 giugno 2017, firmato da Paolo Di Stefano, a lanciare per la prima volta l’idea di una giornata che restituisse al poeta quella centralità civile che la sua opera, nei secoli, non ha mai smesso di esercitare. Un’idea poi raccolta e formalizzata dal ministero, che nel 2020 ha ufficializzato la data del 25 marzo, legandola a un dato filologico preciso: il giorno in cui, secondo i più accreditati dantisti, il protagonista della Commedia avrebbe iniziato il suo cammino verso l’Inferno. Da allora, il Dantedì ha assunto una fisionomia sempre più partecipata, trasformandosi in un’occasione diffusa che va oltre la celebrazione accademica per invadere spazi urbani, biblioteche, auditorium e persino percorsi pedonali come quelli organizzati in alcuni comuni dell’Altomilanese, dove la poesia si è mescolata, negli anni, a temi come la prevenzione e la fotografia, fino a toccare suggestioni legate alla Pasqua e al risveglio primaverile.

Un possibile incrocio tra esami di Stato e impegno politico del poeta

Per i maturandi del 2026, il ragionamento sulla possibile traccia dantesca non può prescindere da un elemento che gli stessi eventi del Dantedì, in diverse località, hanno messo in risalto: la dimensione politica del Sommo Poeta. A Legnano, per esempio, l’appuntamento di questa sera a Palazzo Leone da Perego – con ingresso libero e orario fissato alle 21 – verterà proprio sull’impegno politico che attraversa i versi danteschi, un tema che negli ultimi anni è tornato al centro del dibattito critico e che ben si presta a essere sviluppato in una traccia d’esame di tipologia B (analisi di un testo argomentativo) o addirittura di tipologia C (riflessione critica di carattere storico-politico). L’attenzione alla dimensione civile di Dante, del resto, non è mai stata così marcata come in questa fase storica, segnata da una nuova attenzione al rapporto tra intellettuale e potere che il poeta fiorentino incarna con lucidità esemplare.

La struttura della prima prova, come noto, offre diversi agganci. Se in passato il Sommo Poeta è stato affrontato prevalentemente attraverso la lente della letteratura pura – l’analisi del canto, la costruzione allegorica, il sistema teologico – oggi gli studenti devono prepararsi a un confronto più trasversale, in cui i contenuti dell’opera si intrecciano con questioni di attualità culturale. E in questo senso il Dantedì, che celebra un viaggio iniziato idealmente il 25 marzo, si configura quasi come un memento per i commissari d’esame: la ricorrenza offre il pretesto per riportare al centro del dibattito pubblico un autore la cui complessità, lungi dall’essere solo materia scolastica, si rivela strumento di interpretazione del presente. Non a caso, negli eventi collaterali alla giornata – come quelli che hanno preso forma in diverse città italiane – si è parlato non solo di poesia, ma anche di camminate collettive e iniziative di partecipazione, a testimonianza di come l’eredità dantesca sia ormai divenuta patrimonio condiviso.

La data del 25 marzo e il valore di una ricorrenza scolastica

C’è un aspetto, nella genesi del Dantedì, che riguarda da vicino il mondo dell’istruzione. La data del 25 marzo non fu scelta a caso: gli studiosi concordano nel ritenere che il viaggio oltremondano abbia inizio proprio in questo giorno dell’anno 1300, un dettaglio cronologico che trasforma la ricorrenza in un’occasione perfetta per un ripasso a tappe, in vista della Maturità. Per gli studenti, il messaggio è chiaro: il percorso dantesco si presta a essere letto come un’architettura perfetta, in cui ogni elemento – persino la data – ha un valore simbolico che può essere chiamato in causa in sede d’esame. Il ministero della Cultura, nell’istituire la giornata, ne ha sottolineato il carattere di *occasione* per ricordare il genio del poeta in tutta Italia e nel mondo, con un coinvolgimento diretto delle scuole e degli studenti, che sono diventati i veri protagonisti di molte delle iniziative, anche in formato digitale.

In questo quadro, la possibilità che Dante compaia nelle tracce del 2026 appare più concreta di quanto non lo fosse negli anni scorsi, anche per una ragione ciclica: dopo alcune edizioni in cui la prima prova si è concentrata su autori del Novecento o su tematiche di stretta attualità sociologica, la tendenza è quella di un ritorno ai grandi classici, capaci di offrire spunti di analisi testuale e insieme ampi margini di argomentazione interdisciplinare. La Commedia, con la sua struttura polisemica, permette di spaziare dalla teologia alla politica, dalla filologia alla storia dell’arte, rispondendo così a quell’esigenza di trasversalità che da anni caratterizza il primo scritto dell’esame di Stato. Gli appuntamenti come quelli organizzati per il Dantedì, insomma, funzionano anche come una sorta di cartina di tornasole: quando un autore viene celebrato con così ampio coinvolgimento territoriale, il suo ritorno nelle aule d’esame diventa quasi fisiologico.

Tra versi e cronaca, l’attualità della lingua di Dante

C’è infine un piano, quello linguistico, che rende il Sommo Poeta particolarmente adatto a una prova d’esame moderna. L’italiano di Dante, a differenza di quanto talvolta si creda, non è una lingua morta ma un serbatoio vivo di strutture sintattiche, invenzioni lessicali e modulazioni retoriche che continuano a influenzare il nostro modo di scrivere e di pensare. In un’epoca in cui la prova scritta di italiano valuta sempre più la capacità di argomentare con chiarezza e di utilizzare un registro appropriato, il confronto con un modello di lingua alta ma non artificiosa – quale è quello della *Commedia* – offre agli studenti un esercizio di stile che pochi altri autori possono garantire. Non è un caso che nei corsi di preparazione alla Maturità, e negli stessi eventi collaterali al Dantedì, si tenda a insistere su questo aspetto: leggere Dante significa anche imparare a costruire un periodo complesso senza perdere di vista la necessità di chiarezza, a dosare la subordinazione con eleganza, a usare la frase incidentale come strumento di approfondimento e non come mero orpello.

La cronaca, del resto, non manca di restituirci l’immagine di un Dante capace di parlare al nostro presente. Anche in occasioni meno solenni, come le manifestazioni di piazza o le mostre fotografiche nei comuni di provincia, la figura del poeta riemerge come simbolo di una lingua che è stata capace di unificare idealmente il paese molto prima che lo facesse la politica. E se è vero, come hanno sostenuto alcuni critici, che la fortuna di Dante si misura anche nella sua capacità di uscire dai libri di scuola per entrare nei luoghi della vita quotidiana, allora il Dantedì – con le sue iniziative diffuse – rappresenta l’occasione perfetta per restituire agli studenti il senso di un autore che, a dispetto dei secoli, non ha mai smesso di essere contemporaneo. Per i maturandi del 2026, in particolare, la coincidenza tra la ricorrenza e il momento di massima tensione pre-esame potrebbe trasformarsi in un’opportunità: quella di affrontare Dante non come un ostacolo da superare, ma come una risorsa di pensiero e di scrittura ancora pienamente utilizzabile.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.