L’ordinariato militare e la preghiera per la pace tra memoria e attualità
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Redazione Interno
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Mentre le tensioni internazionali continuano a segnare l’agenda politica globale, la Chiesa italiana risponde con un gesto di raccoglimento che unisce passato e presente. L’ordinariato militare, su invito del cardinale Matteo Maria Zuppi, presidente della Cei, ha organizzato una celebrazione eucaristica per la pace, in programma domani alle 19 nella parrocchia di Santa Maria Maddalena a La Maddalena, in Sardegna. A presiedere sarà l’arcivescovo Gian Franco Saba, ordinario militare per l’Italia, alla presenza di autorità civili e militari, oltre che dei fedeli locali.
Non si tratta, tuttavia, dell’unica iniziativa legata a questa chiamata alla preghiera. A Monte Sole, luogo simbolo della strage nazista del 1944, dove persero la vita centinaia di civili, tra cui molti cristiani, si terrà una maratona di preghiera a partire dalle 15. L’evento, promosso dallo stesso Zuppi insieme ai monaci della Piccola Famiglia dell’Annunziata – fondata da don Giuseppe Dossetti – avrà un carattere fortemente evocativo. Tra i ruderi della chiesa di Santa Maria Assunta a Casaglia, verranno letti i nomi dei dodicimila bambini morti nel conflitto israelo-palestinese dall’ottobre 2023 a oggi.
«Nessuno è un numero», ha sottolineato il cardinale, che ha voluto evitare qualsiasi distinzione tra vittime israeliane e palestinesi. Tra loro, le sedici uccise nell’attacco di Hamas lo scorso anno e le migliaia cadute sotto i bombardamenti a Gaza. Un gesto che, se da un lato richiama alla memoria i martiri di Monte Sole – «le querce» di cui scrisse don Luciano Gherardi – dall’altro ribadisce l’urgenza di una tregua in Medio Oriente.
La scelta del luogo non è casuale. Proprio qui, ottant’anni fa, si consumò uno degli eccidi più brutali della Seconda guerra mondiale, oggi ricordato non solo come una ferita storica, ma come monito contro ogni forma di violenza. La preghiera, dunque, si carica di un doppio significato: onorare chi non c’è più e intercedere per chi ancora soffre. Senza retorica, ma con la concretezza di dodicimila nomi che, letti uno dopo l’altro, restituiscono il peso di una tragedia ancora aperta.




