Ex Ilva, la Corte d'Appello di Milano sospende l'area a caldo per 90 giorni. Meloni convoca il vertice e il Governo stanzia altri 100 milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Corte d'Appello di Milano ha gelato i piani di rilancio dell'ex Ilva di Taranto disponendo, con un decreto che ha dell'incredibile per i tempi e i modi in cui è stato emesso, la sospensione immediata delle attività produttive nell'area a caldo dello stabilimento pugliese. Un provvedimento che, di fatto, equivale a una condanna a morte per il cuore pulsante dell'impianto, costringendo di fatto alla chiusura dei reparti essenziali entro il termine perentorio di novanta giorni.

La decisione dei giudici milanesi è piombata come un macigno sulla vigilia di un importante tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali, già fissato per il giorno successivo, e ha spinto il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a convocare d'urgenza una riunione a Palazzo Chigi per valutare le contromosse da adottare in quello che si prospetta come l'ennesimo, drammatico capitolo della lunga vicenda dell'acciaio tarantino.

Il decreto della Corte d'Appello e la messa in sicurezza degli impianti

Il decreto della Corte d'Appello, come si legge nella nota diffusa da Palazzo Chigi, va a colpire il nocciolo duro del polo siderurgico, ovvero gli impianti dell'area a caldo, quelli cioè deputati alla produzione primaria dell'acciaio, dai forni ai treni di laminazione. Una sospensione che non rappresenta soltanto un duro colpo per la capacità produttiva, stimata in milioni di tonnellate di acciaio all'anno, ma che mette direttamente in discussione il futuro occupazionale di migliaia di lavoratori, la stragrande maggioranza di quelli impiegati nelle Acciaierie d'Italia.

Il provvedimento giunge, inoltre, in un momento storico particolarmente delicato, quando ormai si erano fatti passi da gigante per la definizione della cessione dello stabilimento a un nuovo operatore siderurgico, un passaggio che molti addetti ai lavori ritenevano ormai in dirittura d'arrivo e che ora viene gettato nello scompiglio da una decisione giudiziaria che appare ai più come un fulmine a ciel sereno.

La riunione d'urgenza a Palazzo Chigi e lo stanziamento di 100 milioni

A seguito del decreto che ha gettato nello sconcerto ambienti governativi e sindacali, la premier Giorgia Meloni ha dunque convocato un vertice lampo a Palazzo Chigi, al quale hanno preso parte i ministri competenti per materia e i vertici delle aziende coinvolte, con l'obiettivo dichiarato di scongiurare il collasso definitivo del sito produttivo. Al termine della riunione, che si è protratta per diverse ore tra valutazioni tecniche e giuridiche, il Governo ha fatto filtrare una linea di assoluta fermezza sulla volontà di garantire la continuità aziendale e di tutelare i livelli occupazionali.

In conferenza stampa, l'esecutivo ha annunciato un nuovo e consistente intervento economico per sostenere le casse dell'azienda in un momento di estrema difficoltà: lo stanziamento di un'ulteriore tranche del prestito ponte, pari a 100 milioni di euro, che sarà confermato nel Consiglio dei ministri già convocato per il pomeriggio stesso, un segnale chiaro della volontà politica di non abbandonare lo stabilimento al suo destino.

La posizione del Governo e il confronto con i sindacati

La nota ufficiale diffusa da Palazzo Chigi ha sottolineato come il Governo prenda atto del provvedimento della Corte d'Appello, pur esprimendo tutta la preoccupazione per le sue devastanti ripercussioni, e come tale decisione renda il confronto con le organizzazioni sindacali, previsto per il giorno successivo, non solo più necessario ma anche più urgente per trovare una quadra.

Il Consiglio dei ministri, come anticipato, confermerà lo stanziamento della nuova tranche del prestito, un finanziamento che si rende indispensabile per assicurare la continuità operativa dell'azienda in questa delicata fase di transizione, in attesa che si perfezioni la cessione con riferimento all'area a freddo.

L'obiettivo dichiarato è quello di tenere in vita lo stabilimento, garantendo le risorse necessarie per far fronte agli impegni immediati e cercare di tamponare l'emergenza, mentre sul tavolo della politica e della magistratura si gioca una partita che potrebbe segnare per sempre il destino dell'intera industria pesante italiana.

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