Boom di compravendite immobiliari, Verona in testa alla classifica
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Redazione Economia
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Il mercato immobiliare italiano, dopo un periodo di stasi, sta vivendo una fase di rinnovato dinamismo, come testimoniano i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate e analizzati dall’Ufficio Studi del Gruppo Tecnocasa. Nel primo semestre del 2025, infatti, i volumi delle transazioni residenziali hanno segnato una crescita nazionale del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2024, per un ammontare complessivo di 373.395 operazioni. Questo slancio, che conferma un andamento positivo iniziato nel corso dello scorso anno, è stato alimentato principalmente da due fattori: da un lato, il ribasso dei tassi di interesse, che ha reso più accessibile l’acquisto della prima casa per molte famiglie; dall’altro, l’aumento generalizzato dei canoni di locazione, il quale, spingendo verso l’alto i costi dell’affitto, ha indotto una parte dei nuclei familiari a considerare l’ipotesi di un investimento nell’acquisto. La concomitanza di queste condizioni, sebbene non omogenea su tutto il territorio, ha creato un terreno fertile per le compravendite, seppur con alcune ombre legate a un successivo irrigidimento del credito da parte degli istituti bancari.
Le performance delle città
Analizzando le performance delle singole realtà urbane, emerge con chiarezza la leadership di Verona, che nel primo semestre del 2025 ha fatto registrare un incremento delle compravendite pari al 13,8%, superando così la media nazionale e posizionandosi al vertice della classifica. Un risultato che, se da una parte riflette le dinamiche generali di mercato, dall’altra sembra essere il frutto di specifici fattori locali, tra i quali una solida base economica e una domanda abitativa particolarmente vivace. Accanto al capoluogo scaligero, anche altre città hanno mostrato segnali di forte vitalità, sebbene con percentuali differenti, contribuendo in maniera significativa al risultato complessivo del settore. Questo quadro, del resto, non sarebbe stato possibile senza il contesto di una più ampia ripresa del potere d’acquisto e del rientro dell’inflazione su livelli ormai contenuti, i quali hanno restituito fiducia a una parte dei potenziali investitori.
Il caso di Bologna e il freno delle banche
Un capitolo a parte merita Bologna, la cui situazione è stata delineata dall’ultimo rapporto di Nomisma. La città emiliana, infatti, si conferma sempre più cara, con un aumento dei prezzi delle case dell’1,2% su base annua. Sul fronte degli affitti, poi, l’incremento è stato ancora più marcato, toccando una variazione positiva del 3%, un dato che, inevitabilmente, ha spinto molti verso l’acquisto, approfittando della maggiore convenienza dei mutui. Tuttavia, questo slancio ha iniziato a scontrarsi, a partire dal secondo semestre, con una maggiore cautela da parte degli istituti di credito. Le banche, preoccupate dalle previsioni di un aumento del rischio d’insolvenza da parte delle famiglie, hanno infatti progressivamente rallentato la concessione dei prestiti, inserendo un elemento di potenziale freno per il proseguimento del trend positivo.
Le prospettive del settore
La stabilizzazione dei tassi sui mutui, sebbene non ai minimi storici, rimane un pilastro fondamentale per il sostegno della domanda, avendo di fatto allargato la platea di coloro che possono accedere a un finanziamento. Ciò non toglie che il mercato si trovi a navigare in acque non del tutto tranquille, bilanciando la spinta propulsiva data dalle condizioni economiche generali con le incertezze legate alla disponibilità di credito. La vitalità del settore, pertanto, appare ancora legata a un equilibrio delicato, che dipende dalla capacità di tenuta della domanda e dalle scelte di politica creditizia degli intermediari finanziari, i quali dovranno valutare con attenzione il rapporto tra opportunità e rischi.




