Bryan Johnson, il biohacker che sfidava la morte, ha una malattia autoimmune rara: «Il mio stomaco si sta divorando da solo»
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Redazione Salute
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Aveva fatto dell'ottimizzazione biologica la sua ragione di vita, spendendo milioni di dollari in un regime quotidiano fatto di decine di integratori, trasfusioni di plasma e monitoraggi ossessivi per raggiungere quello che molti considerano il Santo Graal della medicina: battere l'invecchiamento.
Bryan Johnson, l'imprenditore tecnologico protagonista del documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha però dovuto fare i conti con una realtà che nessuna biohacking sembra poter scongiurare, annunciando via social di essere affetto da una malattia rara e incurabile.
La diagnosi
Lo stesso Johnson ha spiegato che gli è stata diagnosticata una gastrite autoimmune (AIG), una patologia cronica che colpisce soltanto una piccola percentuale della popolazione, tra il 2 e il 5%. In un post pubblicato sulla piattaforma X, ha raccontato i dettagli di un percorso diagnostico iniziato molto tempo prima, quando, già da bambino, la sua alimentazione era ricca di zuccheri, cereali e cibo spazzatura.
Dopo aver sviluppato una malattia autoimmune della tiroide all'inizio dei vent'anni, che lo ha costretto a una terapia ormonale sostitutiva quotidiana, Johnson ha iniziato a sperimentare una stanchezza persistente, un aumento di peso e una depressione che non riusciva a spiegare. La svolta è arrivata quando, nonostante gli esami del sangue di routine risultassero nella norma, ulteriori approfondimenti hanno rivelato un esaurimento cronico dei depositi di ferritina, un segnale che indicava come le sue riserve di ferro non venissero più rifornite.
I sintomi e le cause della gastrite autoimmune
Ma cos'è esattamente la gastrite autoimmune? A differenza di altre forme di gastrite, spesso causate da infezioni o dall'uso di farmaci antinfiammatori, in questo caso è il sistema immunitario che, erroneamente, prende di mira le cellule parietali dello stomaco, quelle responsabili della produzione di acido cloridrico e del fattore intrinseco, una proteina essenziale per l'assorbimento della vitamina B12.
L'attacco costante porta a una progressiva atrofia della mucosa gastrica, causando acloridia (assenza di acido), difficoltà nell'assorbimento del ferro e, come conseguenza a lungo termine, un aumentato rischio di sviluppare anemia, tumori neuroendocrini e adenocarcinoma gastrico. I sintomi non sono sempre evidenti, ma possono includere difficoltà digestive, nausea, sensazione di sazietà precoce, fino a manifestazioni neurologiche come formicolii e intorpidimento agli arti dovuti alla carenza prolungata di B12.
Le implicazioni per il progetto Blueprint
La notizia ha suscitato un certo scalpore nell'ambiente della longevità, non solo perché Johnson rappresenta l'emblema di chi cerca di piegare i propri limiti biologici, ma anche perché la malattia che gli è stata diagnosticata è considerata ereditaria e, al momento, senza una cura risolutiva.
I trattamenti attuali, infatti, si concentrano sulla gestione delle conseguenze, come le iniezioni di vitamina B12 per via intramuscolare o le infusioni endovenose di ferro, ma non possono fermare l'azione del sistema immunitario contro le cellule dello stomaco. L'imprenditore ha recentemente ricevuto un'infusione da 1.000 mg di ferro monoferrico e ha annunciato che il suo team medico continuerà a monitorare attentamente i suoi biomarcatori, come i livelli di ferritina, vitamina B12 e gastrina, programmando biopsie di controllo e valutando eventuali approcci sperimentali per gestire l'evoluzione della patologia.
La risposta di Johnson
Nonostante la gravità della diagnosi, che per molti rappresenterebbe la fine di ogni velleità di immortalità, Johnson ha mantenuto un atteggiamento che non è di resa. "Quando la gastrite autoimmune viene scoperta oggi, la medicina standard ammette la sconfitta", ha scritto, aggiungendo che lui invece proverà a risolvere il problema. La sua reazione sembra confermare la determinazione che lo ha reso famoso, quella di un uomo che ha deciso di trasformare il proprio corpo in un laboratorio vivente, anche quando il laboratorio mostra i segni di una falla nel progetto.
L'episodio solleva domande profonde sulla natura della sfida che Johnson ha lanciato al tempo, scontrandosi con la realtà di un corpo che, nonostante i milioni spesi e le routine più estreme, resta pur sempre un organismo vivente, esposto a quella complessità genetica che nemmeno il più sofisticato dei piani può del tutto controllare.




