L'Italia si astiene dal voto sulla dichiarazione UE sui diritti LGBT
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Redazione Esteri
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In occasione della Giornata Internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, l'Italia ha deciso di non firmare la dichiarazione dell'Unione Europea a favore delle politiche LGBT+. Questa decisione ha suscitato reazioni contrastanti nel panorama politico italiano.
Crimini d'odio e discriminazione
Dal 17 maggio 2023 ad oggi, sono stati riportati 149 casi di violenze o discriminazioni generate dall'odio verso le persone LGBT+. Secondo un sondaggio condotto dall'Agenzia per i Diritti Fondamentali dell'UE, il 18% della popolazione LGBT+ in Italia dichiara di aver subito tentativi di "conversione" o "guarigione" dall'omosessualità.
La posizione di Renata Polverini
Renata Polverini, candidata alle Europee per Forza Italia e nota per aver votato a favore del ddl Zan nel 2020, ha espresso disappunto per la scelta del governo italiano. "Mi dispiace molto. Perché ha vinto la linea Vannacci e ho detto tutto, una linea nella quale io assolutamente non mi riconosco. La società è cambiata, vogliamo capirlo una volta per tutte?" ha dichiarato.
Le critiche di Alessandro Zan
Alessandro Zan, deputato del Partito Democratico ora in corsa alle Europee nelle liste dem, ha definito ipocrita il governo per non aver firmato il documento dell'Unione europea. "Il governo Meloni, nella Giornata mondiale contro l'omofobia e la transfobia dichiara che sta facendo tutto il possibile per eliminare ogni forma di discriminazione", ha affermato, sottolineando l'incoerenza tra le dichiarazioni e le azioni del governo.




