Italia si astiene dal voto sulla dichiarazione UE per i diritti LGBTIQ

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L'Italia, insieme ad altre otto nazioni europee, ha deciso di non firmare la dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBT presentata dalla presidenza di turno belga agli Stati membri. Questa decisione ha scatenato polemiche infuocate da parte della schiera progressista nostrana, dal Partito democratico di Elly Schlein fino alle sigle arcobaleno più intransigenti e radicali.

La dichiarazione respinta

La dichiarazione per la promozione delle politiche europee a favore delle comunità LGBTIQ+, firmata da 18 paesi dell'UE e presentata lo scorso 7 maggio in occasione della Giornata mondiale contro l'omofobia, la transfobia e la bifobia, è stata respinta da 9 stati membri, tra cui l’Italia. Questo documento, sponsorizzato dalla presidenza di turno belga, impegna gli stati membri e la commissione europea a mettere in atto azioni concrete per la salvaguardia dei diritti delle persone LGBTIQ+.

Le ragioni dell'astensione italiana

Il governo italiano ha rifiutato di aderire alla dichiarazione perché, secondo la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella, promuoverebbe la “negazione dell'identità maschile e femminile”. Il ministro degli Esteri ha ribadito che ogni persona ha il diritto di esprimersi, ma ha sottolineato che la teoria gender non c'entra nulla con i diritti delle coppie omosessuali e delle persone omosessuali.

La posizione dell'Europa

Nonostante l'astensione dell'Italia e di altre otto nazioni europee, la dichiarazione ha ricevuto il sostegno di 18 paesi dell'UE. Questo documento rappresenta un impegno importante per la commissione europea e gli stati membri, soprattutto in vista del rinnovo delle Istituzioni Ue, per la salvaguardia dei diritti delle persone LGBTIQ+.

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