Pixel 11, la sicurezza si fa estrema: arriva il chip Titan M3 integrato nel nuovo Tensor G6
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Il mondo della sicurezza mobile si prepara a un'importante evoluzione con l'arrivo del chip Titan M3 di Google, destinato a equipaggiare i futuri smartphone Pixel 11. Secondo indiscrezioni emerse nelle ultime ore, il processore Tensor G6 che animerà la prossima generazione di dispositivi Mountain View integrerà questa nuova soluzione di sicurezza hardware, rappresentando il primo salto generazionale significativo in questo settore dal 2021. L'attuale Titan M2, lo ricordiamo, equipaggia tutti i Pixel dal modello 6 in poi, ormai da quattro anni, e un aggiornamento era quantomeno atteso. La scoperta, diffusa dal leaker Mystic Leaks su Telegram e validata da 9to5Google, parla di un progetto dal nome in codice "Google Epic", il cui firmware risponderebbe al nome di "longjing". L'integrazione di questo nuovo coprocessore, che andrà a gestire dati biometrici, chiavi crittografiche e la validazione dell'integrità del sistema operativo, punta a creare un'enclave sicura ancora più robusta, in grado di competere con soluzioni come il Secure Enclave di Apple. Il nuovo chip dovrebbe implementare contromisure più efficaci contro exploit zero-day e protezioni rafforzate per i processi di machine learning on-device, ormai sempre più diffusi.
Tensor G6 a 2 nanometri e la strana configurazione a sette core
Parallelamente alle novità in ambito sicurezza, emergono dettagli tecnici sul cuore pulsante dei Pixel 11, il processore Tensor G6. Prodotto da TSMC con un processo costruttivo a 2 nanometri, un vero e proprio salto in avanti rispetto alle generazioni precedenti, il chip promette una maggiore densità di transistor e, di conseguenza, prestazioni più elevate unite a una migliore efficienza energetica. Proprio di recente, un dispositivo dal nome in codice "Google Kodiak" è stato avvistato sulla piattaforma di benchmark Geekbench. Sebbene inizialmente si pensasse potesse trattarsi del Pixel 10 Pro XL, le analisi più recenti suggeriscono una virata verso la futura serie Google Pixel 11, probabilmente destinata al modello Pro XL. La voce che si è diffusa, insomma, parlava di un device di punta in fase di test, ma i numeri emersi hanno lasciato più di un osservatore perplesso.
La vera anomalia, e che ha fatto scattpiù di un interrogativo, risiede nella configurazione della CPU. Il Tensor G6, stando alla lista Geekbench, avrebbe una strana architettura a sette core, discostandosi dalla tradizionale configurazione a otto core vista sul Tensor G5. Nello specifico, troveremmo un core principale Arm C1-Ultra con clock a 4.11GHz, affiancato da quattro core Arm C1-Pro a 3.38GHz e, dulcis in fundo, due core aggiuntivi Arm C1-Pro a 2.65GHz. Una scelta, quella di ridurre il numero totale di core, che appare quantomeno in controtendenza rispetto alla rincorsa alle performance pure e che ha sollevato più di un dubbio tra gli addetti ai lavori. Alcuni ipotizzano che il chip avvistato possa essere una versione "ridotta" destinata al modello base, mentre le varianti Pro e Pro Fold potrebbero beneficiare di un processore a otto core completo.
Prestazioni benchmark da prendere con le molle e novità grafiche
I punteggi ottenuti da "Google Kodiak" su Geekbench, un misero 845 in single-core e 2657 in multi-core, sono apparsi subito deludenti e non in linea con le aspettative per un processore a 2 nm. Cifre che, a un primo e superficiale sguardo, farebbero pensare a un passo indietro. Tuttavia, va considerato che si tratta quasi certamente di un prototipo iniziale, un engineering sample, il cui scopo non è quello di spremere le prestazioni ma di testare la compatibilità hardware e il funzionamento di base del sistema. I valori rilevati, pertanto, sono da prendere con le pinze e non rappresentano affatto le performance finali del dispositivo, che verranno ottimizzate nei prossimi mesi. Lato grafico, invece, si registra un cambio di rotta con l'adozione di una GPU PowerVR C-Series CXTP-48-1536, un'evoluzione rispetto alla DXT-48-1536 vista sul Tensor G5, che dovrebbe garantire un miglior trattamento di immagini e video, oltre a una maggiore efficienza nei giochi.
Tempistiche di lancio e possibili sorprese nella gamma
A meno di dieci giorni dalla presentazione ufficiale del medio di gamma Google Pixel 10a, un dispositivo che ha fatto storcere il naso anche ai fan più sfegatati per l'assenza di vere novità tecniche, l'attenzione si sposta già sul futuro. Il fatto che un presunto Pixel 11 compaia su Geekbench con largo anticipo suggerisce che Google stia correndo ai ripari per accorciare i tempi di sviluppo e arrivare preparata all'appuntamento con la prossima generazione di flagship. La finestra di lancio, come da tradizione, dovrebbe essere fissata per l'estate del 2026, probabilmente intorno al mese di agosto. Qualcuno ipotizza che, visti i tempi stretti, l'intera linea principale potrebbe essere anticipata rispetto alle solite tempistiche, ma si tratta ancora di mere speculazioni. Quello che è certo è che la gamma sarà composta da quattro modelli: Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold, con nomi in codice ispirati al mondo degli orsi. Per il momento, l'unica certezza è che Mountain View non vuole farsi trovare impreparata e sta gettando le basi per un rilancio importante, puntando tutto sulla sicurezza e su un processore che, almeno sulla carta, promette di rivoluzionare l'esperienza d'uso dei suoi dispositivi.




