Mieli attacca la “bizzarra” gestione Santanchè e Delmastro e chiede a Meloni di riaprire il dialogo con la magistratura
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Redazione Interno
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Nel corso di una puntata serale di “Otto e mezzo”, il programma condotto da Lilli Gruber, il giornalista Paolo Mieli ha scelto di intervenire con il consueto piglio analitico su due dossier caldi che intrecciano il governo e la giustizia, arrivando a definirne “bizzarra” la gestione. Il riferimento, esplicito da parte del commentatore, è andato alla complessa vicenda che riguarda il ministro del Turismo, Daniela Santanchè, e a quelle criticità, emerse anche nel caso che ha coinvolto l’ormai ex sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro. Mieli, nel suo intervento, ha provato a tracciare un parallelo tra le due situazioni, non tanto per equipararle nei fatti specifici, quanto per sottolineare quella che ai suoi occhi appare come una tenuta istituzionale sempre più fragile, dove le tensioni tra il potere esecutivo e quello giudiziario rischiano di cristallizzarsi in una conflittualità fine a sé stessa.
Secondo la ricostruzione offerta dal giornalista, la necessità più urgente in questo frangente sarebbe quella di abbassare drasticamente i toni dello scontro, riaprendo un canale di comunicazione costruttivo tra le istituzioni. Mieli ha quindi auspicato, con una formula che lascia poco spazio a fraintesi, che la premier Giorgia Meloni si faccia carico di promuovere un confronto diretto con la magistratura, un passaggio che Mieli stesso ritiene indispensabile per evitare che singole vicende giudiziarie si trasformino in permanenti crisi di sistema. Le sue parole, pronunciate nel salotto televisivo, hanno sostanzialmente ribadito come la gestione “bizzarra” – questa l’aggettivazione scelta – di certi casi rischi di alimentare una narrazione di scontro che non giova né alla politica né all’autonomia della magistratura.
Carceri, il Pd attacca sul 41 bis dopo le dimissioni di Delmastro: “Piano ancora in piedi?”
Sul fronte delle deleghe governative, intanto, le recentissime dimissioni di Andrea Delmastro, presentate il 24 marzo, hanno aperto una crepa nella quale l’opposizione ha immediatamente cercato di inserirsi per rimettere in discussione le politiche carcerarie dell’esecutivo. Con la redistribuzione delle deleghe, che vede ora il senatore leghista Andrea Ostellari assumere il ruolo di nuovo “uomo delle carceri” nel dicastero guidato da Carlo Nordio, il Partito Democratico ha colto l’occasione per incalzare il governo su un nodo ancora irrisolto: quello dei trasferimenti dei detenuti sottoposti al regime del 41-bis nell’isola.
A presentare un’interrogazione urgente in Parlamento è stato il senatore sardo del Pd Marco Meloni, il quale ha sollevato formalmente la questione politica derivante dall’uscita di scena di Delmastro. Il senatore ha ricordato come il piano contestato fosse stato elaborato proprio dall’ex sottosegretario prima delle sue dimissioni, chiedendo ora al ministro della Giustizia se quel progetto sia ancora operativo e chi, nell’attuale assetto, se ne assuma la responsabilità. Il senatore dem ha sottolineato la disparità di trattamento, evidenziando come la Sardegna, che conta solo il 2,7% della popolazione nazionale, rischi di dover ospitare un terzo dell’intera platea nazionale dei detenuti al 41-bis, un peso specifico che per i dem appare del tutto sproporzionato.
Il nodo Einstein Telescope e l’affondo del Pd: “Così si rischia di alimentare infiltrazioni”
A complicare ulteriormente il quadro politico legato alla giustizia sarda, i democratici hanno aggiunto un ulteriore elemento di criticità, legato stavolta agli investimenti strategici per il territorio. Incrociando il tema della sicurezza con quello delle grandi opere, il Pd ha chiesto al governo di rivedere il piano sui trasferimenti dei detenuti, paventando il rischio concreto che le risorse destinate al progetto dell’Einstein Telescope – una delle infrastrutture scientifiche più attese – possano diventare terreno fertile per infiltrazioni criminali e riciclaggio di denaro. La sovrapposizione, secondo la ricostruzione dell’opposizione, tra l’elevata concentrazione di detenuti di alta sicurezza in un’area di per sé limitata e il flusso di ingenti capitali pubblici destinati al sito di Sos Enattos rappresenterebbe una combinazione a serio rischio per la tenuta della legalità.
M5S: “Salvare Bartolozzi sarebbe la prova di uno scambio politico”
Non solo Pd, però, sul fronte dell’opposizione che preme sull’acceleratore della giustizia. Il Movimento 5 Stelle, attraverso il capogruppo alla Camera Riccardo Ricciardi, ha lanciato un attacco durissimo al governo sulla vicenda che coinvolge la capo di Gabinetto del ministro Nordio, focalizzando l’attenzione sul caso Bartolozzi. I pentastellati hanno messo in guardia dalla possibilità che la maggioranza decida di sollevare il conflitto di attribuzione davanti alla Corte Costituzionale, un’eventualità che, secondo Ricciardi, rappresenterebbe la prova tangibile di quello che il Movimento definisce un “scambio politico” sottobanco. Per i 5 Stelle, insomma, la decisione di portare il caso di fronte alla Consulta non sarebbe un atto dovuto, bensì il sintomo di un accordo costruito ai margini delle procedure parlamentari per blindare una figura chiave del dicastero della Giustizia.




