Fine vita, Zaia chiede una legge nazionale sul suicidio assistito
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Redazione Interno
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Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, interviene sul tema del fine vita, sottolineando la necessità di una legge nazionale che regolamenti il suicidio assistito. In un’intervista a La Repubblica, Zaia ricorda che "il fine vita esiste già" grazie alla sentenza della Corte Costituzionale del 2019, che ha aperto la strada a questa possibilità. Tuttavia, il governatore veneto avverte che "sui temi etici non deve prevalere la casacca politica", evidenziando come la questione richieda un approccio bipartisan e una normativa chiara, che superi le attuali discrepanze territoriali.
Intanto, a Milano, si è registrato il primo caso di suicidio assistito in Lombardia. La protagonista, una donna di 50 anni affetta da sclerosi multipla progressiva da oltre tre decenni, ha scelto di porre fine alle proprie sofferenze nella sua abitazione, a metà gennaio. Conosciuta con il nome di fantasia "Serena", la donna, ormai completamente paralizzata e in grado di muovere solo gli occhi, aveva raggiunto una condizione di totale dipendenza dagli altri. Il farmaco letale, somministrato autonomamente, è stato fornito dal Servizio sanitario nazionale insieme alla strumentazione necessaria, nel rispetto delle procedure previste dalla legge.
La vicenda di Serena, sesta in Italia a ricorrere al suicidio assistito, riaccende il dibattito su un tema che divide l’opinione pubblica e la politica. Se da un lato la sentenza della Consulta ha reso possibile questa pratica, dall’altro l’assenza di una legge nazionale crea disomogeneità nell’applicazione, lasciando spazio a interpretazioni e incertezze. Zaia, pur senza entrare nel merito del caso specifico, ribadisce l’urgenza di un intervento legislativo che garantisca uniformità e chiarezza, evitando che decisioni così delicate siano influenzate da logiche partitiche.
La storia di Serena, come quelle che l’hanno preceduta, solleva interrogativi etici e giuridici che vanno oltre la singola vicenda. La sua scelta, maturata dopo anni di sofferenze e di dipendenza assoluta, rappresenta un punto di svolta nella discussione pubblica sul fine vita, spingendo ancora una volta verso la necessità di un quadro normativo definito. Senza una legge nazionale, infatti, il rischio è che situazioni simili continuino a essere gestite in modo frammentario, con disparità di trattamento tra regioni e cittadini.




