Suicidio assistito in Toscana, il cardinale Lojudice: "Rispetto, ma vita è inviolabile"
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Redazione Interno
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Daniele Pieroni, poeta e musicista nato a Pescara nel 1961, ha scelto di porre fine alla propria vita il 17 maggio ricorrendo al suicidio assistito, primo caso in Toscana dopo l’approvazione della legge regionale che ne disciplina le modalità. Una scelta, la sua, che riapre il dibattito sul fine vita in Italia, mentre il governo Meloni ha impugnato la delibera davanti alla Corte Costituzionale.
Pieroni, che viveva a Chiusi in provincia di Siena, soffriva da anni del morbo di Parkinson. La sua storia, segnata da una passione precoce per la poesia – scoperta a quindici anni grazie a Montale – si è conclusa in un modo che ha suscitato reazioni contrastanti. Da una parte chi vede nella legge toscana un passo verso l’autodeterminazione, dall’altra chi, come il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presidente della Conferenza Episcopale Toscana, ribadisce il principio della "inviolabilità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale".
"Di fronte alla malattia grave e alla sofferenza – ha dichiarato Lojudice – dobbiamo affrontare la questione con rispetto e preghiera, ma è fondamentale promuovere le cure palliative". Le sue parole, pur nel tono pacato, sottolineano la posizione della Chiesa cattolica, che da sempre si oppone a qualsiasi forma di eutanasia o suicidio assistito, insistendo sulla necessità di garantire assistenza piuttosto che accelerare la fine.
La legge toscana, approvata a febbraio, permette a chi è affetto da patologie irreversibili di accedere al suicidio assistito sotto precise condizioni, ma il ricorso alla Consulta da parte del governo centrale ne mette in dubbio la permanenza. Intanto, la morte di Pieroni riaccende le polemiche: c’è chi lo ricorda come un artista sensibile, autore di versi e saggi, e chi invece vede nella sua scelta un segnale preoccupante.




