La veglia per Alex Pretti e l'organizzazione della resistenza a Minneapolis
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Redazione Esteri
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Davanti al memoriale spontaneo sorto nel luogo in cui Alex Pretti è stato ucciso dagli agenti federali, il silenzio della commemorazione si intreccia, in un contrasto stridente, con l’attivismo determinato di chi, come Wintana Melekin, fondatrice del Groundwork Institute, forma nuove generazioni di organizzatori per coordinare le necessità dei quartieri. I colleghi infermieri di Pretti, riuniti per una veglia, hanno ricordato la sua figura, mentre pochi isolati più in là, quella stessa rete civica già si mobilita per organizzare una risposta strutturata alle incursioni dell’Ice e del Border Patrol, operazioni che hanno lacerato il tessuto della città. «Dobbiamo restare uniti, ce l'ha insegnato il caso Floyd», affermano tra gli attivisti, evidenziando come la memoria di quelle tragedie funga da collante per una risposta collettiva che vuole andare oltre la semplice protesta simbolica.
Le voci della società civile e la condanna delle istituzioni
La direttrice dell’istituto, il cui lavoro è stato paragonato all’esperienza formativa di Barack Obama a Chicago, sottolinea l’urgenza di un impegno che sappia tradurre il lutto in azione concreta, un sentimento che trova eco persino nelle parole del cardinale Pietro Parolin, il quale ha definito «inaccettabili» i fatti accaduti in quella città. «Tocca a noi reagire e fare tutto quello che possiamo», è l’appello che circola, accompagnato da una domanda retorica che ne misura l’efficacia: «È sufficiente restare all’angolo della strada con una candela? Certamente no». Questo interrogativo segna il passaggio dalla commozione pubblica alla pianificazione di una strategia di difesa comunitaria, dove l’obiettivo dichiarato è proteggere i più vulnerabili dalla paura di essere “portati via con la forza”.
La reazione del mondo culturale e il contesto politico
Anche dalla letteratura arriva una voce di forte critica, quella dello scrittore Richard Ford, che in una conversazione ha espresso una profonda disperazione per la situazione, legandone esplicitamente la persistenza all’amministrazione in carica. «I raid in Minnesota sono una follia, ma non termineranno finché c'è Trump», ha dichiarato l’autore, la cui cupa analisi riflette un clima di apprensione diffusa. Questa percezione, del resto, alimenta la determinazione di quelle frange della società civile che si autorappresentano come “partigiani” in una battaglia per i diritti, trovandosi in trincea contro politiche percepite come oppressive, mentre il dibattito sull’impeachment continua a dividere il panorama politico.
Tra memoria e azione: il lavoro di base
L’impegno quotidiano, pertanto, si declina in un lavoro meticoloso di supporto legale, assistenza alle famiglie colpite e pressione istituzionale, cercando di colmare il vuoto lasciato da una cronaca nera che troppo spesso si consuma nei titoli dei giornali per poi sparire. Le inchieste giudiziarie sui singoli episodi procedono, mentre il Groundwork Institute e realtà simili tentano di costruire un argine permanente, formando leader locali capaci di gestire le crisi e di opporre un’organizzazione solida alla forza delle squadre federali. Il ricordo di George Floyd, come quello di Alex Pretti, diventa in questo modo non solo un monumento ma un manuale operativo, una lezione di unità e resilienza che si trasmette di generazione in generazione, in una città diventata emblema di una certa conflittualità sociale americana.




