Suzuka, il venerdì amaro della Ferrari: Hamilton cerca il “North Star” in una SF-26 che fatica a trovare il feeling
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Redazione Sport
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Non è stato il risveglio che ci si aspettava dopo il podio conquistato in Cina. La Ferrari ha chiuso la prima giornata di libere sul circuito di Suzuka con la consapevolezza di dover inseguire, un copione che sembrava superato ma che il tracciato giapponese, con la sua insidiosa asfaltatura rinnovata, ha riportato prepotentemente alla luce. Se da un lato il muro del box, come confermano i dati raccolti, ha potuto portare a casa un programma di lavoro fluido senza intoppi tecnici, dall’altro il dato cronometrico – con Charles Leclerc quinto e Lewis Hamilton sesto – racconta di un distacco dalla vetta che sfiora gli otto decimi e mezzo per il sette volte campione del mondo. Una differenza che, sulla carta, appare strutturale e che ha riacceso i riflettori su quelle criticità di bilanciamento che la squadra sperava di aver archiviato.
A preoccupare, più del dato grezzo, è la sensazione al volante della SF. Lewis Hamilton, che a Shanghai aveva ritrovato il sorriso, si è mostrato particolarmente critico nei confronti del comportamento della monoposto, definendo la giornata “complicata” e ammettendo di non avere la piena fiducia nella vettura, soprattutto in percorrenza di curva. “Non è che la macchina sia brutta – ha spiegato l’inglese, cercando di mettere a fuoco il problema – ma manca il passo, e credo che la questione principale sia il bilanciamento. Non è ancora nella finestra ideale”. Una difficoltà che sembra concentrata in particolare nel primo settore, il più guidato e tecnico del tracciato, dove la vettura ha dato l’impressione di essere nervosa e poco incline a seguire la traiettoria ideale senza innervosirsi.
A rendere il quadro ancora più complesso per gli ingegneri di Maranello c’è un deficit che, in Giappone, rischia di pesare doppiamente: quello relativo alla Power Unit. Hamilton ha infatti rivelato un gap di circa quattro decimi già all’arrivo della prima curva, un margine che dipende in larga parte dalla gestione dell’energia e dal fenomeno del “super-clipping”, ovvero quella fase di riduzione della potenza necessaria per ricaricare il sistema. “C’è molto tempo da recuperare sui rettilinei – ha ammesso il pilota inglese – e sono sicuro che su questo possiamo migliorare. Ma c’è anche del potenziale nella vettura che possiamo estrarre se troviamo il setup giusto”. Ed è proprio su questo fronte che si gioca la partita: trovare quella “stella polare” (North Star) di cui parla lo stesso Hamilton, un punto di riferimento chiaro per orientare il lavoro notturno al simulatore e azzeccare le regolazioni per le qualifiche.
La morsa Mercedes e il momento no della Red Bull
Se la Ferrari arranca alla ricerca di una quadratura del cerchio, il panorama davanti a lei appare piuttosto nitido. La Mercedes, forte della doppietta in Cina e delle due vittorie consecutive con Russell e Antonelli, ha confermato anche a Suzuka la superiorità già mostrata nelle prime uscite stagionali. Kimi Antonelli, reduce dal “giorno più bello della sua vita” a Shanghai, si è confermato subito a proprio agio sulla W17, chiudendo la seconda sessione a soli 92 millesimi dalla vetta e dimostrando una gestione delle gomme a dir poco chirurgica nei long run. Il giovane italiano, insieme a Russell, ha dato vita a una dimostrazione di forza che lascia intendere come la stella a tre punte sia attualmente il benchmark ineguagliato del campionato, capace di esprimere un’aderenza meccanica e una stabilità aerodinamica che le altre sembrano non possedere.
A inserirsi tra le due Frecce d’Argento ci ha pensato la McLaren, con Oscar Piastri che ha firmato il miglior tempo assoluto della giornata, dimostrando che il potenziale della MCL40 sulla singola tornata è quanto mai concreto. Tuttavia, anche per il team di Woking il venerdì è stato a dir poco contrastato: Lando Norris ha perso una parte preziosa della sessione a causa di una perdita nel circuito idraulico, subendo inoltre un duro colpo per la gestione del parco ricambi con la perdita di una delle batterie a disposizione per la stagione. Una fragilità, quella legata all’affidabilità e alla gestione del gruppo propulsore, che continua a fare da contraltare ai lampi di velocità mostrati dalla vettura papaya.
Discorso a parte merita la Red Bull, che a Suzuka – tra l’altro circuito di casa per Honda – ha vissuto un’altra giornata opaca. Max Verstappen, nonostante un pacchetto di aggiornamenti aerodinamici importante che include nuove pance e fondo, non è riuscito a trovare il feeling con la RB22, chiudendo solo decimo e lamentando un distacco superiore al secondo e mezzo dal primo. L’olandese, dominatore nelle ultime edizioni del Gran Premio del Giappone, sembra ora brancolare nel buio, con una monoposto che non gli garantisce più la confidenza necessaria per spingere sui curvoni veloci che tanto amava. Il cantiere aperto in casa Red Bull, al momento, sembra produrre più dubbi che certezze, lasciando intravedere un futuro di lavoro certosino per risalire la china.
Le parole di Leclerc e la ricerca della quadra
Sull’altra sponda del box Ferrari, Charles Leclerc ha provato a smorzare i toni, seppur con la lucidità di chi sa di avere del lavoro da fare. Il monegasco, che ha chiuso con un margine minore dal compagno di squadra, ha confermato che il venerdì è stato “più complicato rispetto agli ultimi due Gran Premi”, ma ha scelto di guardare al bicchiere mezzo pieno: “Il passo gara, al momento, sembra buono. C’è ancora un gap dai primi, ma l’obiettivo ora è lavorare sulla performance in qualifica per domani”. Un approccio pragmatico che suggerisce come, nonostante le difficoltà immediate, la base di partenza per la gara domenicale possa essere meno drammatica di quanto i tempi sulla tornata secca non lascino intendere.
La sfida per la Ferrari, dunque, si giocherà nei dettagli. Non si tratta di stravolgere l’assetto, ma di affinare quella quadratura che al momento manca, colmando quel gap di bilanciamento che rende la SF-26 poco docile nelle curve veloci. Hamilton ha parlato di “aree in cui possiamo fare meglio”, riferendosi in particolare alla gestione dell’energia, un fattore discriminante su un tracciato che costringe i piloti a alzare il piede in punti dove la fisica vorrebbe tenerlo premuto a fondo. La notte giapponese sarà quindi decisiva per analizzare i dati, confrontarli con le simulazioni e cercare di dare a Hamilton e Leclerc una vettura più docile, in grado di aggredire quella “morsa” che Mercedes e McLaren hanno stretto attorno alle prime posizioni.




