Rapina in villa a San Zenone, picchiato e legato il fondatore del “Forno d’Asolo”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È una scia di violenza e orrore quella che, nell’arco di appena due giorni, ha sconvolto la quiete delle residenze patrizie del Veneto. Dopo il blitz subito dall’ex senatore della Lega Alberto Filippi, un altro imprenditore – il 61enne Fabio Gallina, fondatore e già comproprietario, insieme al fratello Paolo, del celebre marchio “Forno d’Asolo”, un vero e proprio colosso dei prodotti da forno – è finito nel mirino di un commando che, domenica 19 aprile, ha trasformato la sua abitazione di via Ca’ Bembo, a San Zenone degli Ezzelini, in una scena di terrore. Gallina, che si trovava all’esterno della sua villa mentre passeggiava con il cane nel parco privato, è stato sorpreso alle spalle da un uomo; costui, con un pugno violento al volto, lo ha tramortito e, approfittando dello stato di semi-incoscienza della vittima, ha fatto entrare in azione gli altri due complici (secondo alcune ricostruzioni si tratterebbe di tre persone, altre fonti parlano di un terzo uomo sopraggiunto in un secondo momento).

L’aggressione e il sequestro temporaneo della vittima

Una volta all’interno dell’abitazione, l’imprenditore è stato immediatamente immobilizzato: i malviventi lo hanno imbavagliato, legato mani e piedi – riducendolo all’impotenza – e poi gettato a terra, con l’intimazione perentoria di non sollevare lo sguardo né di tentare alcun movimento. La scena, ricostruita dai carabinieri intervenuti sul posto, lascia intendere una pianificazione tutt’altro che improvvisata; il commando, infatti, sapeva esattamente dove dirigere la propria attenzione. Gallina, dopo essere stato ridotto in quello stato di completa inermità, è stato costretto ad aprire la cassaforte che custodiva all’interno della villa. Il bottino, al momento quantificato in circa ventimila euro, è stato prelevato in pochi istanti, e poi i rapinatori si sono dileguati senza lasciare tracce evidenti se non il volto tumefatto della vittima e la sua disperazione.

La dinamica e il contesto territoriale

L’episodio – avvenuto intorno alle 19 di domenica, in una fascia oraria non certo notturna, il che aggiunge un ulteriore elemento di sfida alla già grave cronaca – ha gettato nello sconcerto non solo gli abitanti della zona, ma anche le autorità locali; il sindaco di San Zenone degli Ezzelini ha definito l’accaduto “grave e preoccupante”, sottolineando come la violenza inaudita usata ai danni di un imprenditore conosciuto e stimato rappresenti un salto di qualità nella strategia predatoria di questi gruppi. Gallina, che non versa in condizioni fisiche critiche nonostante il pugno ricevuto e il trauma del sequestro lampo, è stato comunque medicato sul posto dai sanitari del Suem, che ne hanno constatato le ferite al volto e lo stato di forte agitazione post-traumatica.

L’ombra del colpo a Filippi e l’indagine in corso

Ciò che rende ancora più inquietante la vicenda è la prossimità temporale con l’altra rapina in villa – quella subita dall’ex senatore Alberto Filippi – avvenuta appena due giorni prima; sebbene non vi siano elementi certi che colleghino i due eventi, il modus operandi presenta inquietanti analogie, a partire dalla scelta di bersagli facoltosi e isolati fino all’uso della forza fisica per sottomettere le vittime prima di forzare l’accesso ai beni custoditi nelle cassette di sicurezza. Gli inquirenti, che hanno acquisito i filmati dei sistemi di videosorveglianza privati della zona e ascoltato i pochi vicini che avrebbero notato movimenti sospetti, stanno cercando di identificare i componenti del commando; di loro, al momento, non si hanno descrizioni dettagliate se non la generica indicazione di tre individui dal volto coperto, probabilmente italiani o comunque di madrelingua italiana, vista la loro capacità di interloquire senza alcun fraintendimento con la vittima.

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