Il fascicolo della procura di Lodi sul crollo della passerella dell'Adda, un cedimento che solleva interrogativi tecnici e giudiziari
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Redazione Interno
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L’acqua dell’Adda, che scorre placida lambendo i resti della passerella ciclopedonale tra Crotta d’Adda e Maccastorna, è diventata lo specchio di un’opera incompiuta e, nei fatti, già collassata. La Procura di Lodi, come prassi in casi del genere, ha aperto un fascicolo conoscitivo, un atto dovuto per poter avviare eventuali accertamenti tecnici che chiariscano la dinamica dei cedimenti, tre in una settimana, che hanno letteralmente fatto accartocciare la struttura metallica -2-4. Al momento, nessun soggetto risulta iscritto nel registro degli indagati, un dettaglio non secondario che colloca l’inchiesta in una fase ancora preliminare, quella in cui si raccolgono elementi senza ipotizzare specifiche responsabilità penali. La passerella, che avrebbe dovuto rappresentare un tassello fondamentale della Ciclovia VenTo, il percorso cicloturistico che idealmente collega Torino a Venezia, è oggi un ammasso di lamiere sorretto da ciò che resta dei suoi appoggi, il tutto avvolto dalle reti arancioni che ne certificano il sequestro, un sigillo che blocca l’area e qualsiasi intervento non autorizzato.
Le procedure per la rimozione e il pressing dell’Aipo sulla ditta costruttrice
Parallelamente all’azione della magistratura, si muove quella amministrativa, focalizzata sulla messa in sicurezza e sullo smantellamento di quanto resta dell’infrastruttura. L’Agenzia Interregionale per il fiume Po (Aipo), committente dell’opera, sta spingendo affinché le operazioni di rimozione procedano spedite, consapevole dei rischi che i tronconi semisommersi rappresentano per la navigazione e per l’equilibrio idraulico del corso d’acqua. La palla passa ora alla Appalti e Servizi Srl di Itri, l’impresa pontina che ha realizzato l’opera e che è chiamata a presentare un piano operativo dettagliato per recuperare sia la parte caduta nell’alveo sia quella ancora pericolosamente agganciata al ponte stradale. Due le opzioni tecniche sul tavolo, ciascuna con le proprie complessità: l’utilizzo di una gru di grandi dimensioni posizionata direttamente sul ponte della Sp196, ipotesi al momento favorita data la recente certificazione di tenuta della carreggiata stradale, oppure un accesso più complesso dall’alveo del fiume, una soluzione che richiederebbe cautele ambientali non indifferenti per evitare ulteriori danni all’ecosistema fluviale.
Le reazioni istituzionali e i nodi irrisolti del progetto originario
Mentre i tecnici valutano il da farsi, il fronte politico si interroga sulle cause profonde di un cedimento avvenuto in condizioni statiche, senza cioè che sulla passerella agissero carichi dinamici o sollecitazioni esterne, come hanno tenuto a sottolineare i vigili del fuoco intervenuti sui luoghi dei crolli. Un interrogativo, questo, che rimanda direttamente alla qualità dei materiali impiegati e alla correttezza delle procedure di montaggio, aspetti che saranno ora al vaglio dei consulenti che la Procura non ha ancora nominato ma che quasi certamente designerà nelle prossime settimane. Il consigliere regionale del Pd, Matteo Piloni, ha già depositato un’interrogazione per sollecitare la Giunta regionale a fare chiarezza, chiedendo quali azioni si intendano intraprendere per garantire il ripristino di un collegamento ritenuto strategico e, soprattutto, per accertare eventuali responsabilità nella gestione dei quattro milioni di euro di fondi pubblici stanziati per l’opera.
I precedenti e le perplessità sulla gestione del cantiere
La vicenda, però, affonda le sue radici in un terreno già segnato da polemiche e contrasti amministrativi. Il sindaco di Crotta d’Adda, Sebastiano Baroni, non ha mancato di far notare come il suo Comune avesse già sollevato perplessità in passato, arrivando a emettere un’ordinanza nel 2021 in cui si contestava l’abusivismo del cantiere, posizionato su aree golinali la cui concessione era stata oggetto di un lungo contenzioso. Un retroscena, questo, che aggiunge ulteriore complessità a un quadro già di per sé intricato, fatto di competenze incrociate e di un progetto, quello della passerella, che molti ritengono non abbia mai convinto appieno per le sue modalità di ancoraggio al preesistente ponte stradale. Ora che i riflettori sono accesi, ogni passaggio, dalla progettazione all’esecuzione, verrà passato al setaccio, in un’inchiesta che si preannuncia lunga e articolata. I tronconi giacciono nell’Adda, testimoni silenziosi di un’opera che avrebbe dovuto unire due sponde e che, al contrario, le ha divise, sollevando un polverone di interrogativi ben più consistenti della polvere che si è alzata al momento del primo, drammatico cedimento.




