Crollo della passerella sull’Adda, scattano sequestro e divieti. Ma il ponte resta aperto

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il fragore, raccontano alcuni testimoni, deve essere stato improvviso e secco, un rumore di metallo e cemento lacerato che per un attimo ha fermato il tempo sulla sponda del fiume. Poco prima di mezzogiorno di venerdì, un’intera campata della nuova passerella ciclopedonale adagiata sul ponte della provinciale 196, quel manufatto che avrebbe dovuto collegare Maccastorna, nel Lodigiano, con Crotta d’Adda, in provincia di Cremona, ha ceduto precipitando nelle acque gelide dell’Adda. Una struttura realizzata in aderenza al vecchio viadotto, costata quattro milioni di euro — finanziati da Regione Lombardia nell’ambito del progetto della ciclovia Vento, il percorso che dovrebbe unire Torino a Venezia — e che, particolare non secondario, non era ancora stata aperta al pubblico, essendo in attesa del collaudo ufficiale che ne avrebbe dovuto certificare la sicurezza -1-5-6.

I soccorsi, con i vigili del fuoco giunti da Lodi e il supporto di un elicottero Drago partito da Malpensa, si sono immediatamente attivati per scongiurare l’ipotesi più tragica: che sotto il ferro contorto o nelle acqua ci fossero delle vittime. I sommozzatori del nucleo di Torino hanno setacciato il fondale, mentre i droni sorvolavano la zona per mappare l’accaduto, ma l’unica fortuna, in una vicenda che di fortunoso ha ben poco, è stata l’assenza di feriti o dispersi, dato che la passerella, chiusa al transito e parte di un cantiere ancora attivo, non era calpestata da nessuno -7-8. Sul posto, insieme ai tecnici di Aipo (l’Agenzia interregionale per il fiume Po), che della struttura è committente, sono arrivati anche i carabinieri, e non è escluso che la magistratura, come prassi in questi casi, abbia già aperto un fascicolo per accertare eventuali responsabilità penali legate al cedimento -8. La procura dovrà stabilire se si sia trattato di un errore di calcolo, di un difetto nei materiali o di una carenza nella posa in opera di quell’ancoraggio che doveva reggere il peso di una campata finita, invece, nel greto del fiume.

A ventiquattr’ore dal crollo, la scena è quella di un cantiere fantasma e di un’opera già in parte sommersa. I vigili del fuoco hanno provveduto a mettere in sicurezza il tratto caduto, ancorandolo a uno dei piloni del ponte per evitare che la corrente lo trascinasse via, complicando ulteriormente le operazioni di recupero -8. Nel frattempo, Aipo ha avviato i primi accertamenti tecnici insieme alla ditta appaltatrice, e la Provincia di Cremona, sentiti gli enti competenti, ha emesso un’ordinanza che sospende la navigazione sul fiume da valle della traversa di Pizzighettone fino alla confluenza con il Po, una misura precauzionale per prevenire rischi legati alla possibile instabilità dei detriti o ad altri cedimenti -5. Il sequestro dell’area, che appare ormai inevitabile, congela di fatto ogni intervento di rimozione, in attesa che i periti possano analizzare il materiale nella sua posizione attuale per comprendere le dinamiche del disastro.

I dubbi di Ama il Tuo Paese e l’ombra sui futuri cantieri

Il cedimento di una struttura nuova, realizzata da un’impresa specializzata e sotto la supervisione di un ente pubblico come Aipo, ha immediatamente sollevato interrogativi che vanno oltre il perimetro del cantiere di Crotta d’Adda. Domenico Ossino, referente del movimento “Ama il Tuo Paese” e già presidente del Comitato Alluvionati di Lodi, ha chiesto pubblicamente la sospensione dei lavori di allungamento del ponte storico di Lodi, il cui avvio è previsto per il prossimo 2 marzo -2. Il parallelo tra le due opere, secondo Ossino, è più che legittimo: in entrambi i casi si tratta di interventi su manufatti esistenti, con l’aggiunta di elementi a sbalzo o modifiche strutturali profonde. Se a Maccastorna ha ceduto un ancoraggio su un ponte in calcestruzzo degli anni Settanta, quali garanzie — questo l’interrogativo — si possono offrire ai cittadini di Lodi, dove il progetto prevede la demolizione della spalla attuale e l’inserimento di una nuova arcata di otto metri? -2.

Un progetto, quello lodigiano, che il movimento definisce senza precedenti in Italia per invasività su un ponte storico, con interventi che andranno a toccare pile in alveo massicce e fondazioni antiche. La richiesta, formalizzata alle autorità comunali e alla prefettura, è di fermare tutto fino a quando le cause del disastro di Maccastorna non saranno chiarite da una perizia terza e indipendente, che faccia luce non solo sul perché del cedimento ma anche sulla tenuta di progetti analoghi. Un appello alla trasparenza che, al di là delle posizioni dei comitati, fotografa il clima di preoccupazione che aleggia intorno alla sicurezza delle infrastrutture in una zona, quella lodigiana, già segnata da eventi traumatici come le alluvioni e ora costretta a fare i conti con un crollo che, se fosse avvenuto in presenza di ciclisti o pedoni, avrebbe avuto i contorni di una strage.

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