Il ritorno della Compass: Business e Summit ampliano la gamma del SUV made in Italy

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Jeep, che non ha mai nascosto la propria ambizione di coprire ogni segmento del mercato con una declinazione del proprio Dna, aggiunge due tasselli fondamentali alla gamma della nuova Compass, quella di terza generazione. Arrivano, infatti, gli allestimenti Business e Summit, pensati – come spesso accade in casa Stellantis – per intercettare esigenze di clientela piuttosto differenti tra loro, sebbene entrambi siano accomunati da un’impronta tecnologica spinta e da un livello di comfort che non lascia spazio a compromessi. Con questi due nuovi innesti, che si affiancano alle configurazioni già disponibili da qualche mese, l’offerta del SUV compatto si fa più fitta e, verrebbe da dire, più matura.

Un progetto italiano che guarda al mondo: numeri e piattaforma

Progettata a Torino, sviluppata a Balocco (il celebre poligino del gruppo alle porte di Vercelli) e infine assemblata nello stabilimento di Melfi, in Basilicata, la nuova Compass sfrutta la piattaforma STLA Medium, una base tecnica che garantisce una notevole flessibilità elettrica e ibrida. Non è un dettaglio secondario, perché il modello – lo ricordano i vertici del marchio – rappresenta uno dei pilastri commerciali più solidi: oltre 2,5 milioni di unità vendute in tutto il mondo, un dato che ne certifica la longevità e il gradimento trasversale. La produzione italiana, in questo senso, diventa un valore aggiunto che l’azienda non manca di sottolineare, anche in termini di qualità costruttiva e attenzione ai dettagli.

Business, la versione per chi viaggia molto (e vuole la tecnologia giusta)

L’allestimento Business, come si può intuire dal nome, si rivolge prevalentemente a chi usa l’auto quotidianamente per lunghi spostamenti, magari in ambito professionale, senza però voler rinunciare a un ambiente digitale evoluto. Jeep ha scelto di dotare questa variante di un cruscotto completamente digitalizzato, di un sistema di infotainment con schermo centrale di dimensioni generose e di tutti i principali ADAS (i sistemi di assistenza alla guida, ormai indispensabili per la classificazione di sicurezza). Chi opta per questa configurazione trova, di serie, climatizzatore automatico bizona, sensori di parcheggio posteriori e un pacchetto di connettività che include la ricarica wireless per lo smartphone. Non mancano, va detto, alcune personalizzazioni estetiche che la distinguono dalle sorelle: cerchi in lega dedicati e finiture specifiche per la calandra.

Summit, il lusso discreto del top di gamma

Dall’altra parte del listino, la versione Summit alza decisamente l’asticella del comfort, avvicinandosi – di fatto – a quanto si trova su segmenti superiori. Qui l’abitacolo viene rivestito in pelle di qualità superiore, con sedili anteriori non solo regolabili elettricamente ma anche riscaldabili e ventilati. Il tetto apribile panoramico, l’impianto audio firmato da un marchio dell’alta fedeltà (non viene specificato il nome, ma la potenza è notevole) e le sospensioni a controllo elettronico fanno la differenza su percorsi misti o sconnessi. La Summit, insomma, non cerca la sportività; punta piuttosto a un’idea di viaggio rilassato, quasi da berlina di rappresentanza, pur mantenendo la capacità off-road che contraddistingue ogni Jeep. I cerchi in lega sono di diametro maggiore rispetto alla Business, e le finiture cromate abbondano sui paraurti e sui montanti.

Ordini aperti e una strategia chiara: elettrificazione senza urla

L’apertura degli ordini per entrambi gli allestimenti è già operativa, e questo significa che i primi esemplari potranno circolare sulle nostre strade entro poche settimane. La gamma motoristica, va ricordato, è interamente elettrificata: si passa dagli ibridi leggeri (MHEV) ai plug-in (4xe), senza dimenticare una versione a benzina tradizionale per quei mercati dove l’infrastruttura di ricarica è ancora carente. La Compass, in fondo, è un modello globale, e come tale deve rispondere a logiche talvolta contraddittorie. Ciò che però appare chiaro, con l’arrivo di Business e Summit, è la volontà di Jeep di non lasciare scoperti né il cliente “aziendale” attento al rapporto qualità-prezzo né quello che cerca il massimo del lusso in un formato compatto. Una doppia mossa che, numeri alla mano, ha già funzionato in passato per altri modelli del gruppo.

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