Il 17enne che voleva fare una strage a scuola era un incel: «Tra i suoi idoli Filippo Turetta»
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Redazione Interno
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L’ultimo allarme, prima della retata, arriva da una chat Telegram dove la pianificazione di una carneficina veniva messa nero su bianco con la stessa meticolosità di un manuale di istruzioni. Il protagonista, un diciassettenne di Umbertide, in provincia di Perugia, è stato arrestato con l’accusa di istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, ma il quadro delineato dagli investigatori è ben più inquietante: il ragazzo era pronto a compiere una strage all’interno del liceo artistico Misticoni di Pescara. L’ordinanza di custodia, consultata dagli inquirenti, rivela un dettaglio decisivo sulla sua matrice culturale – si identificava come un incel, ossia un «celibe involontario» – e l’ammirazione per un nome che, nelle cronache giudiziarie recenti, è diventato il simbolo di un certo tipo di furia omicida: Filippo Turetta.
L’idolo Turetta e il mito di Columbine
Tra i riferimenti del giovane, che gli inquirenti descrivono come un «nerd dell’eversione», spiccano infatti le figure dei due massacratori della Columbine High School (Klebold e Harris, la strage del 20 aprile 1999) e quella di Turetta, il ragazzo che ha ucciso la ex fidanzata. Un canone tragico, questo, che sembra ripetersi con inquietante regolarità: a pochi giorni dai fatti di Trescore Balneario, ecco un altro minorenne fermato con un piano simile, quasi una copia carbone dell’orrore. Le perquisizioni, condotte dai carabinieri del Ros, non hanno riguardato solo il fermato: altri sette minori, sparsi tra Abruzzo, Emilia-Romagna, Umbria e Toscana, sono stati sottoposti a controlli incrociati, a dimostrazione di una rete – seppur fluida e digitale – ben più ampia di un semplice solitario.
Le connessioni con la Werwolf Division e i manuali golpisti
Il legame più solido, quello che fa tremare i magistrati, è con la cellula suprematista autodenominatasi «Werwolf Division», già sgominata dalla Digos di Bologna nel dicembre del 2024. Dai tabulati e dalle chat del diciassettenne emergerebbero contatti diretti con quella galassia, tanto che la procura dei minori dell’Aquila sta ora dialogando strettamente con l’omologa ufficio bolognese. Nella sua disponibilità, sequestrata dai carabinieri, c’era anche un vero e proprio arsenale culturale: «Strategia del colpo di Stato. Manuale pratico, compendio su tecniche e tattiche del golpismo di Stato», un testo che gli investigatori hanno ritenuto funzionale alla finalità terroristica. Non si trattava, insomma, di un semplice adolescente rabbioso; era uno studioso attento, quasi un autodidatta del nichilismo armato.
La madre e l’ordinanza: «colpa mia, dovevo fermarlo»
Nell’ordinanza si legge che il ragazzo possedeva «informazioni per preparare armi», un dettaglio tecnico che trasforma il pensiero in atto imminente. La madre, davanti alla scoperta, avrebbe avuto una reazione che molti genitori temono di dover pronunciare: «colpa mia, dovevo fermarlo». Una frase, questa, che restituisce la dimensione umana e straziante di un’indagine dove il mostro, se così si può dire, non abita in qualche remoto angolo della rete, ma nella stanza di un adolescente. La strage è stata evitata, per ora, grazie a un lavoro incrociato tra le procure e la polizia giudiziaria; ma il fenomeno – quello dei minori che si riconoscono nel terrorismo memetico, tra incel, manuali golpisti e idoli di sangue – non accenna a chiudersi in un singolo fascicolo.




