La rabbia di Crepet per lo studente accoltellato a Milano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notte del 12 ottobre, mentre rientrava a casa dopo una serata trascorsa nei pressi di Corso Como, uno studente della Bocconi di ventidue anni è stato aggredito da un gruppo di coetanei. L'episodio, che si è consumato in una zona già nota per episodi di criminalità, ha avuto un esito drammatico: dopo essere stato deriso e picchiato, il giovane è stato rapinato di una somma irrisoria e poi accoltellato, riportando una lesione al midollo spinale che, come è stato appurato, gli impedirà di camminare nuovamente. Un atto di violenza, quello subito dal ragazzo, che ha lasciato un segno indelebile non solo sulla sua vita ma anche sul dibattito pubblico, spingendo figure come lo psichiatra Paolo Crepet a esprimere tutta la propria indignazione.

L'arresto degli aggressori

Le indagini della Polizia di Stato, che hanno ricostruito i movimenti del gruppo nella notte dell'aggressione descrivendola come una "brutale spedizione punitiva" nata quasi per caso, hanno portato all'arresto di cinque giovani, i cui nomi sono coperti dal segreto investigativo per la loro minore età. Si tratta di tre diciassettenni e due maggiorenni di appena diciotto anni, tutti residenti nell'area di Monza e nel suo hinterland, ai quali è stata applicata una misura di custodia cautelare su ordinanza del gip di Milano. Le loro azioni, concentrate sul derubare la vittima di cinquanta euro, hanno avuto conseguenze sproporzionate e irreversibili, trasformando una rapina in un crimine di gravità assoluta.

La reazione di Paolo Crepet

In un'intervista concessa alla trasmissione Ignoto X su La7, Paolo Crepet ha dato voce a un sentimento di rabbia e sconforto, concentrando la sua analisi non solo sugli autori del gesto ma anche sul contesto sociale che li circonda. "Non c'è futuro per questi ragazzi", ha affermato lo psichiatra, aggiungendo che, se da un lato la società gliel'ha in parte tolto, dall'altro essi non sono stati capaci di costruirselo. La sua critica, che evita di cadere nella retorica della semplice condanna penale, si è spinta a mettere in discussione l'efficacia rieducativa del carcere minorile, proponendo invece una strada differente e di forte impatto emotivo.

Una proposta provocatoria

Crepet ha infatti sostenuto che, per i minorenni che commettono reati così efferati, sarebbe più utile farli entrare in contatto diretto con le conseguenze delle loro azioni. "Vorrei augurare a questi ragazzi di stare nel reparto dove la vittima lotta tra la vita e la morte", ha dichiarato, spiegando che solo attraverso la visione della sofferenza potrebbero comprendere appieno il significato di un atto che ha privato un loro coetaneo della possibilità di camminare. Una prospettiva, la sua, che intende sostituire alla reclusione un'esperienza di consapevolezza, facendo sì che gli aggressori vedano con i propri occhi "cosa vuol dire piangere, perché a vent'anni non camminare per una coltellata è orrendo".

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