Bahrain, i test sorridono a Mercedes e Ferrari. Red Bull impressiona, Aston Martin affonda

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Si è chiusa con una doppietta firmata Mercedes la prima e importante tre giorni di test collettivi invernali sul circuito di Sakhir, in Bahrain, la sessione che per prima ha permesso di delineare, seppur con le dovute e immense cautele del caso, una gerarchia provvisoria in vista del Mondiale di Formula 1 che prenderà il via il prossimo 8 marzo in Australia. È stato il giovane Kimi Antonelli, alla sua prima vera uscita estesa con la freccia d'argento dopo i problemi di affidabilità che ne avevano limitato il rookie al solo shakedown di Barcellona e alle prime ore in pista, a piazzare il sigillo sul cronometro, fermando il tempo sull’1’33”669 che è valso il miglior rilievo assoluto dell’intera sessione -1-9. Il suo compagno di box, George Russell, ha chiuso a un quarto di secondo, completando una prima indicazione lusinghiera per il power unit Mercedes che, guardando la classifica dei giri percorsi, ha dimostrato una solidità di base notevole, con il solo Oscar Piastri in grado di percorrere 161 tornanti con la McLaren -8. Alle loro spalle, a mezzo secondo, si è piazzata la Ferrari di Lewis Hamilton, un terzo posto che per la scuderia di Maranello ha il sapore di una conferma: il sette volte campione del mondo, così come Charles Leclerc nelle due giornate precedenti, ha potuto completare un programma fittissimo, totalizzando 149 giri e contribuendo a quel bottino di 423 passaggi che rappresenta per i tecnici una miniera di dati sulla nuova SF-26 e sulla sua gestione delle gomme, aspetto cruciale di questa nuova era tecnica -2-8.

La power unit Red Bull Ford impressiona, Russell lancia l'allarme

Se i crono assoluti parlano di un assetto di vertice per le frecce d'argento, è dalle dichiarazioni a caldo dei protagonisti che emerge un quadro più complesso e per certi versi preoccupante per chi insegue. George Russell, nonostante la seconda piazza finale, ha parlato senza mezzi termini di un vero e proprio “reality check” per la sua Mercedes, ammettendo un passo indietro rispetto alla sessione di Barcellona e indicando nella Red Bull, e nel suo nuovo propulsore realizzato in collaborazione con Ford, la vera squadra da battere -3-4. Il britannico ha quantificato il divario in una forbice che oscilla tra il mezzo secondo e il secondo sul giro, una voragine che, a suo dire, deriverebbe principalmente dalla gestione superiore dell’energia elettrica da parte della power unit austriaca, capace di mantenere la spinta per una durata sensibilmente maggiore rispetto alle concorrenti -4. Un’analisi, quella di Russell, che trova riscontro nelle parole dello stesso Max Verstappen, il quale, pur con la consueta cautela, ha definito “molto positivo” e persino “incredibile da vedere” l’esordio del motore realizzato dalla neonata factory di Milton Keynes, sottolineando come l’obiettivo primario di accumulare chilometri senza intoppi sia stato pienamente centrato, con lui stesso autore di 136 giri nella sola prima giornata -10.

Le difficoltà di Aston Martin e le complessità della nuova F1

All’estremo opposto della classifica, l’Aston Martin vive invece un esordio da incubo, un dato che i numeri restituiscono senza appello. Lance Stroll, sedicesimo a oltre quattro secondi e mezzo dal compagno di marca Antonelli, ha fotografato la realtà del team inglese con disarmante onestà, ammettendo come il distacco dalle vetture di testa si aggiri attorno ai quattro secondi e mezzo, un’enormità in una Formula 1 sempre più livellata -5-8. Per la scuderia che ha appena avviato la partnership con Honda e che può contare sul genio progettuale di Adrian Newey, il monte giri complessivo di sole 72 tornate nell’ultimo giorno (e 390 chilometri percorsi in totale dai due piloti) rappresenta una battuta d’arresto pesante, che lascia poco spazio all’interpretazione se non quella di un pacchetto ancora acerbo e bisognoso di una profonda revisione prima della trasferta di Melbourne -8. La nuova era della Formula 1, con i suoi motori ibridi spinti al limite e l’aerodinamica completamente rivoluzionata, impone infatti ai piloti uno sforzo di adattamento senza precedenti. Lo ha spiegato lo stesso Russell con una metafora calzante: per mantenere alti i regimi e quindi in pressione il turbo, i piloti sono costretti a usare marce più corte del normale in percorrenza di curva, un controsenso tecnico che rende la guida poco intuitiva e che trasforma la gestione dell’energia in un rebus continuo, dove la traiettoria più veloce non è necessariamente quella che garantisce il miglior tempo sul giro completato -4. Un puzzle complesso che team e piloti avranno ora una settimana per provare a risolvere, in vista del secondo e ultimo atto dei test in Bahrain, prima che i motori si accendano per davvero, e senza più possibilità di nascondersi.

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