L’ultimo ordine per l’Audi A8: il 18 febbraio segna lo stop in Germania, e il futuro dell’ammiraglia si fa incerto

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Per decenni, il salotto buono dell’automobile tedesca è stato identificato in una triade di berline: la Mercedes Classe S, da sempre il termine di paragone, la BMW Serie 7, e poi lei, l’Audi A8, che con la sua eleganza discreta e la trazione integrale aveva ritagliato un suo spazio tra i capitani d’industria e i professionisti più sobri. Quella storia, però, sta vivendo la sua fase calante: la casa di Ingolstadt, infatti, ha chiuso i battenti degli ordini per la sua ammiraglia sul mercato tedesco a partire dallo scorso 18 febbraio, una data che segna il congedo di fatto per la generazione D5, quella in commercio dal lontano 2017. Sebbene la produzione non si sia ancora fermata del tutto e in mercati extraeuropei come gli Stati Uniti e la Cina si possa ancora mettere mano al portafoglio per acquistare una delle ultime unità disponibili a magazzino, il destino del modello è ormai scritto: l’A8 non è più configurabile, e il sito tedesco del marchio l’ha rimossa dal suo configuratore.

Il peso delle normative e l’assenza di un’erediera

Se ci si chiede cosa abbia portato alla repentina sospensione degli ordini, la risposta risiede in una combinazione letale di fattori normativi e commerciali. Da un lato, l’arrivo imminente delle normative Euro 7 ha reso antieconomico, se non tecnicamente impossibile, un ulteriore aggiornamento dei motori termici dell’attuale gamma per adeguarli ai nuovi e più restrittivi parametri sulle emissioni; una versione rinnovata della D5, insomma, non si farà. Dall’altro lato, la stessa Audi, interpellata da fonti specializzate, ha lasciato intendere che non c’è nulla di concreto all’orizzonte: un portavoce ha parlato genericamente della possibilità di comunicare, in un futuro non meglio precisato, i dettagli relativi a un possibile successore, ma l’uso del condizionale è d’obbligo, dato che non si è ancora vista nemmeno una foto spia di un prototipo in fase di test. Ciò significa che, anche qualora il progetto per una quinta generazione venisse approvato domani, tra lo stop attuale e l’arrivo di una nuova ammiraglia passerebbero diversi anni, un vuoto temporale che in questo segmento non si era mai visto.

Il declino delle vendite e l’ascesa dei Suv

A decretare il momentaneo congedo dell’A8 non sono state, però, soltanto le scadenze imposte da Bruxelles. C’è un altro dato, forse ancora più impietoso, che riguarda i numeri di vendita: nel 2025, in Germania, la berlina dei Quattro Anelli ha totalizzato 6.187 immatricolazioni, una cifra che la pone lontana dalle 9.525 della BMW Serie 7 e ancor più dalle 10.321 della Mercedes Classe S, che continua a dominare la categoria. Il problema, per Ingolstadt, è anche strutturale: il mercato globale delle berline di lusso si sta comprimendo a vista d’occhio, schiacciato da una parte dall’inarrestabile ascesa dei Suv di lusso, come lo stesso Q8 di casa Audi o l’imminente Q9, e dall’altra dall’avanzata dei monovolume di alta gamma, particolarmente apprezzati in alcuni mercati asiatici. Persino il tentativo di lanciare la versione Horch, un allestimento particolarmente lussuoso e allungato pensato per il mercato cinese per competere con le varianti più esclusive della Classe S, non ha sortito l’effetto sperato in termini di volumi.

La strategia del silenzio e l’incertezza del dopo

Mentre le concessionarie tedesche smaltiscono gli ultimi esemplari ordinati e quelle americane continuano a proporre il modello in attesa di decisioni più nette, la strategia comunicativa di Audi resta avvolta nel riserbo. Non c’è stata nessuna nota ufficiale che annunci il pensionamento definitivo del nome A8, ma la finestra per ripensamenti tecnici è ormai strettissima. L’eventualità che una nuova A8 possa arrivare sfruttando la piattaforma PPC (Premium Platform Combustion), la stessa che potrebbe ospitare le future generazioni di Q7 e Q9, è un’ipotesi tecnicamente percorribile, ma deve fare i conti con una domanda in calo e con la volontà del gruppo di investire capitali miliardari in una nicchia di mercato sempre più esigua. La sensazione, per appassionati e addetti ai lavori, è che il vero problema non sia tanto se l’A8 meriti un’erede, ma se nel pianeta dei Suv e dell’elettrificazione ci sia ancora spazio per una berlina di rappresentanza lunga più di cinque metri.

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