Diesel Euro 5, il blocco parte solo in Lombardia: le altre regioni scelgono le misure alternative
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Redazione Economia
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Dal 1° ottobre 2026 il blocco strutturale delle auto diesel Euro 5 scatterà soltanto in Lombardia. Le altre tre regioni del Bacino padano coinvolte dalla norma sulla qualità dell'aria — Piemonte, Veneto ed Emilia-Romagna — hanno imboccato strade diverse per evitare, o quantomeno rinviare, lo stop alla circolazione nei centri urbani con più di 100 mila abitanti, una misura che avrebbe riguardato complessivamente circa 3,5 milioni di veicoli.
La Lombardia conferma il divieto nei quattro capoluoghi
In Lombardia il provvedimento è ormai definito. Le limitazioni riguarderanno le autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Brescia, Bergamo e Monza, gli unici comuni lombardi sopra i 100 mila abitanti indicati dalla Regione. Il fermo scatterà dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30, senza sospensione estiva. Per le categorie M2, N1 e N2 l'entrata in vigore è prevista dal 1° ottobre 2027, mentre le altre categorie seguiranno dal 2028.
I proprietari delle vetture coinvolte potranno comunque ricorrere al servizio MoVe-In, il sistema che trasforma il divieto temporale in una soglia di chilometri percorribili: il veicolo viene monitorato attraverso una scatola telematica e, una volta esaurita la percorrenza annua consentita, non può più circolare nelle aree soggette alle restrizioni.
Il Piemonte esce dal blocco con un piano da oltre 43 milioni
Il Piemonte è stata la prima regione del Bacino padano a sottrarsi al blocco strutturale. Lo scorso giugno la Giunta regionale ha approvato l'aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell'aria, sostituendo il fermo degli Euro 5 con un pacchetto di interventi che, secondo le simulazioni validate da Arpa Piemonte, garantisce una riduzione delle emissioni equivalente. Il blocco avrebbe interessato circa 307 mila veicoli, soprattutto nell'area metropolitana di Torino e a Novara, compresi circa 40 mila mezzi di lavoro.
Tra le misure figurano 14 milioni di euro per incentivare l'uso dei biocarburanti Hvo nel trasporto pubblico e sulle vetture diesel Euro 5 ed Euro 6, con contributi annuali tra 50 e 100 euro attraverso carte carburante dedicate, e altri 14,4 milioni destinati alla manutenzione degli impianti di riscaldamento più vetusti e all'installazione di generatori a biomassa meno inquinanti.
Il piano comprende inoltre 44 milioni per bandi sulla mobilità sostenibile, car sharing, ciclabilità e velostazioni, 11,5 milioni per sistemi di infomobilità basati sull'intelligenza artificiale e 10 milioni per interventi in agricoltura volti a ridurre le emissioni di ammoniaca. Il presidente Alberto Cirio ha spiegato che l'obiettivo era scongiurare il blocco dei veicoli diesel Euro 5 attraverso un lavoro tecnico e scientifico che anticipasse le misure già previste dal Piano.
Veneto ed Emilia-Romagna cercano la via d'uscita
In Veneto l'iter per sospendere le limitazioni non è ancora concluso. La Giunta regionale ha approvato un progetto di legge che prevede di rinviare lo stop al 1° ottobre 2027, subordinatamente all'adozione di misure compensative capaci di garantire una riduzione equivalente delle emissioni. Il provvedimento è passato all'esame del Consiglio regionale, ma il percorso istituzionale non risulta definitivamente chiuso. Le limitazioni ordinarie interesserebbero i comuni e gli agglomerati sopra i 100 mila abitanti, tra cui Padova, Venezia, Verona e Vicenza, nella fascia 8.30-18.30 dei giorni feriali, dal 1° ottobre al 30 aprile. Secondo la Regione, il blocco riguarderebbe almeno 150 mila veicoli. Tra le misure allo studio figurano l'anticipo dei bandi per la trasformazione dei diesel Euro 5 in veicoli Dual Fuel, alimentati con una combinazione di gasolio e metano, e il ricorso allo smart working per i dipendenti degli enti pubblici nelle giornate caratterizzate da allerta PM10 arancione o rossa.
Anche l'Emilia-Romagna sta lavorando a una soluzione alternativa, dopo un confronto con le altre regioni del bacino padano. La disciplina regionale prevede dal 1° ottobre al 31 marzo il blocco delle autovetture e dei veicoli commerciali diesel Euro 5 nei centri abitati dei comuni sopra i 100 mila abitanti che rientrano nelle condizioni stabilite dalla normativa nazionale, con limitazioni dal lunedì al venerdì nella fascia 8.30-18.30.
L'amministrazione regionale sta definendo un pacchetto di interventi sostitutivi capaci di garantire il rispetto dei limiti di inquinamento senza ricorrere all'interruzione della mobilità privata per circa 250 mila veicoli. La normativa nazionale, del resto, consente alle Regioni di adottare misure compensative in luogo del divieto di circolazione, purché assicurino una riduzione delle emissioni equivalente a quella ottenuta con lo stop.
Chi rischia il fermo e come verificarlo
I veicoli potenzialmente coinvolti sono le autovetture diesel omologate Euro 5, immatricolate in larga parte tra il 2011 e l'agosto 2015. La data di prima immatricolazione fornisce però soltanto un'indicazione orientativa: per sapere se il proprio mezzo è interessato bisogna controllare la classe ambientale riportata sulla carta di circolazione oppure effettuare una verifica sul Portale dell'automobilista.
Secondo un'analisi di Carfax sui controlli targa effettuati tra il 1° gennaio e il 3 maggio 2026, su oltre 100 mila veicoli verificati più di 14 mila appartenevano alla classe Euro 5, pari al 14 per cento del totale, ovvero circa un'auto su sette. Le vetture Euro 5 controllate presentavano un'età media di 12 anni, contro i 9 del campione complessivo, e un chilometraggio medio di 146 mila chilometri, quasi 30 mila in più rispetto alla media generale.
Tra i marchi più rappresentati nei controlli spicca Fiat con il 13 per cento del totale, seguita da Audi con il 10 per cento, BMW con il 9 per cento, Mercedes e Volkswagen con l'8 per cento ciascuna.
Sanzioni e sistema MoVe-In
Chi viola i divieti di circolazione rischia una sanzione amministrativa compresa tra 168 e 679 euro. In caso di recidiva, ovvero due infrazioni nell'arco di due anni, può scattare anche la sospensione della patente da 15 a 30 giorni. L'applicazione concreta delle multe dipende però dalle norme regionali e dalle ordinanze locali, perché non esiste una sanzione unica valida automaticamente in ogni città del Bacino padano.
In Lombardia e Veneto resta disponibile il sistema MoVe-In, che consente in determinate condizioni di utilizzare un veicolo soggetto alle limitazioni entro una soglia chilometrica annuale assegnata.
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