Dior, il ritorno al futuro di Jonathan Anderson e il debutto di Matilde Lucidi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel panorama della moda, l’intervento di Jonathan Anderson alla guida creativa di Dior ha segnato una svolta deliberatamente retrospettiva. Pochi mesi dopo la sua nomina, il designer ha rivelato l’intenzione di recuperare il font Cochin e il disegno originario che identificavano la Maison nel 1946, all’epoca del suo fondatore Christian Dior. Questa scelta, che Anderson ha definito come un processo per «decodificare per ricodificare», rappresenta una sorta di tabula rasa progettuale. L’operazione non è una sterile ripresa di archivio bensì il presupposto per inaugurare un nuovo capitolo creativo, partendo da quelle radici grafiche che racchiudono l’essenza di un’intera filosofia estetica.
Un doppio debutto alla Paris Fashion Week
Proprio in questo clima di ritorno alle origini, durante la Paris Fashion Week per le collezioni Primavera-Estate 2026, la sfilata di Dior è diventata il palcoscenico per un doppio debutto. Se da un lato tutti i riflettori erano puntati su Anderson per la sua prima prova di ready-to-wear femminile, è emerso tra le modelle un volto nuovo che ha catturato una parte dell’attenzione. Mercoledì 1 ottobre, nel Jardin des Tuileries, a calcare il catwalk per la prima volta è stata Matilde Lucidi, figlia diciottenne della top model Bianca Balti e del fotografo Christian Lucidi.
L’eredità di una nuova generazione
Matilde Lucidi ha dimostrato di aver ereditato dalla madre non solo il fisico longilineo ma anche quella singolare attitudine da top model fondamentale sotto le luci della passerella. La sua presenza, sebbene inesperta, non è passata inosservata, aggiungendo un tassello di naturale continuità familiare. La scelta di Dior, maison che ha sempre coltivato un legame speciale con le dinastie di modelle, per il suo debutto le conferisce immediatamente un prestigio notevole.
Un equilibrio tra passato e futuro
L’evento ha saputo coniugare il rigore della ricerca storica, incarnato dalla scelta del logo, con la freschezza di un esordio che parla di eredità e nuovo sangue. Senza clamori eccessivi ma con la precisa regia di Anderson, la sfilata ha offerto una narrazione coerente: un brand che guarda avanti senza dimenticare da dove viene, fondendo la solennità della sua tradizione con l’energia di un presente in divenire.




