La destra rumena travalica i confini: Simion vince al primo turno e rilancia il sovranismo in Europa

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La spallata giudiziaria, che in molti ritenevano potesse indebolire l’estrema destra rumena, si è rivelata un boomerang. Più la si cerca di abbattere, più questa risorge, rafforzata da un consenso che non si limita ai confini nazionali. George Simion, leader del partito Aur – acronimo che sta per Alleanza per l’Unione dei Romeni – ha stravinto il primo turno delle presidenziali con il 40,9% dei voti, ma è il dato sulla diaspora a colpire: il 61% dei rumeni all’estero ha scelto lui, trasformando il voto in un plebiscito contro le élite tradizionali e l’Europa occidentale.

"La metà di chi mi ha votato vive fuori dalla Romania", ha detto Simion, ringraziando chi ha compiuto "uno sforzo sovrumano" per sostenere la sua campagna. Un messaggio chiaro, che rivela quanto il malcontento dei rumeni emigrati – spesso trattati come manodopera a basso costo in paesi come Italia, Spagna o Germania – sia diventato carburante per il sovranismo. Storici come Oliver Schmitt, esperto dei fascismi dell’Est, fanno notare che il nazionalismo rumeno affonda le radici tanto nel periodo interbellico quanto nel comunismo di Ceaușescu, riemergendo oggi in una società frustrata da corruzione, disuguaglianze e senso di abbandono.

Le reazioni politiche non si sono fatte attendere. A Roma, mentre Antonio Tajani ha invitato a "evitare antieuropeismo" senza citare Matteo Salvini, quest’ultimo ha celebrato con un secco "W la democrazia". Un’ambiguità che riflette le divisioni nel centrodestra europeo di fronte all’ascesa di figure come Simion, dichiaratamente filo-putiniano e filo-trumpiano. Al ballottaggio, il sindaco di Bucarest Nicușor Dan, espressione del centrodestra moderato, dovrà confrontarsi con un avversario che ha già fatto della retorica anti-Ue e della difesa dell’"identità rumena" i suoi cavalli di battaglia.

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