Mosca, ergastolo ai quindici condannati per la strage del Crocus City Hall: 149 le vittime dell’attentato del marzo 2024
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Redazione Esteri
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Il verdetto, letto nella seconda corte militare occidentale di Mosca al termine di un procedimento durato sette mesi e per lo più celebrato a porte chiuse, ha chiuso la fase giudiziaria di quella che è ricordata come la più sanguinosa strage compiuta in Russia dai tempi della presa d’assedio della scuola di Beslan, avvenuta nel 2004. I giudici, preso atto di un’istruttoria che ha prodotto un fascicolo di quattrocentosettantotto volumi e sentito il parere di circa duemilasettecento esperti, hanno inflitto la pena massima prevista dall’ordinamento russo, dove pure permane una moratoria di fatto sulla pena di morte, a quindici dei diciannove imputati. Per altri quattro, ritenuti aver avuto un ruolo minore nella macchina logistica che sostenne gli assalitori, le condanne sono state invece comprese tra i diciannove anni e undici mesi e i ventidue anni e sei mesi di reclusione.
L’attentato e la rivendicazione dello Stato islamico
Erano le otto di sera del ventidue marzo duemilaventiquattro quando, nella sala concerti del complesso commerciale di Krasnogorsk, poco prima che il gruppo rock Picnic iniziasse la propria esibizione, quattro uomini fecero irruzione nell’edificio. Armati di fucili d’assalto Kalashnikov, come emerso in seguito dalle indagini, e di una pistola Makarov, iniziarono a sparare sulla folla in modo indiscriminato, uccidendo quarantasette persone direttamente con i proiettili; le altre centodue vittime, tra le circa seicento che riportarono ferite di varia gravità, persero la vita a causa del fumo e delle fiamme che gli attentatori provocarono utilizzando liquido infiammabile, incendi che portarono infine al collasso della struttura. La responsabilità dell’eccidio venne rapidamente rivendicata dallo Stato Islamico, e più precisamente dalla sua diramazione nota come Isis-K attiva in Afghanistan e in Asia centrale, che diffuse anche video girati all’interno della sala durante la sparatoria; nonostante questo, la leadership russa ha sempre sostenuto, sin dai giorni immediatamente successivi alla strage, una tesi differente, tentando ripetutamente di addossare la colpa di quanto accaduto al governo di Kiev, una linea argomentativa che non ha mai trovato riscontri oggettivi nelle prove raccolte dagli inquirenti.
Esecutori materiali e presunti mandanti
Di fronte al collegio giudicante, rinchiusi in gabbie di vetro come prassi nei processi per terrorismo, sono comparsi i quattro cittadini tagiki autori materiali della sparatoria: Shamsidin Fariduni, Dalerdzhon Mirzoyev, Makhammadsobir Fayzov e Saidakrami Rachabolizoda, tutti condannati all’ergastolo. Della loro cattura, avvenuta poche ore dopo l’attacco mentre tentavano di oltrepassare il confine in direzione dell’Ucraina a bordo di un’automobile, si occuparono le forze dell’ordine nella regione di Bryansk. In aula apparivano visibilmente segnati, come del resto era emerso già dalle prime comparizioni, quando alcuni di loro venivano condotti in tribunale in barella o mostravano evidenti ecchimosi sul volto, segni che lasciavano presupporre maltrattamenti durante la fase investigativa. Accanto a loro, la corte ha inflitto la medesima pena a undici complici, alcuni dei quali cittadini russi, ritenuti responsabili di aver fornito supporto logistico agli attentatori, procurando loro armi, munizioni, denaro, un alloggio e l’automobile utilizzata per la fuga, un’organizzazione che gli inquirenti hanno ricostruito nei minimi dettagli. Tra i condannati a pene detentive minori, invece, figurano coloro che si limitarono a trasferire somme di denaro o a mettere a disposizione i propri appartamenti.
Il dispositivo della sentenza e le richieste delle parti civili
Il dispositivo letto in aula non si è limitato alla sola determinazione della pena detentiva: il tribunale ha infatti accolto integralmente le ventisette richieste di risarcimento danni presentate dai familiari delle vittime, stabilendo un risarcimento complessivo a carico dei condannati di duecento milioni di rubli, l’equivalente di circa due milioni e mezzo di dollari. Oltre a questo, per quindici dei diciannove imputati sono state comminate ammende che vanno dai cinquecentomila ai due milioni e settecentomila rubli, una somma che lo stato intende recuperare a Titolo di sanzione accessoria. Nel frattempo, il comitato investigativo russo ha reso noto che le indagini non sono ancora del tutto concluse: altre sei persone sospettate di coinvolgimento nell’attentato risultano infatti ancora ricercate a livello internazionale, e la cooperazione con le autorità di altri paesi, in particolare dell’Asia centrale, proseguirà per tentare di assicurarle alla giustizia. I legali degli imputati non hanno ancora annunciato ufficialmente se presenteranno ricorso contro la sentenza di primo grado, un passaggio che appare comunque probabile vista la severità delle condanne inflitte.




