Attentato alla Crocus City Hall: divergenze tra Putin e Lukashenko
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il presidente bielorusso Lukashenko ha contestato la versione del suo omologo russo Vladimir Putin riguardo all'attentato alla Crocus City Hall. Secondo Putin, gli attentatori erano diretti in Ucraina, mentre Minsk sostiene che i terroristi erano inizialmente in fuga verso la Bielorussia. L'Istituto per gli Studi di Guerra (Isw) ha commentato l'evento come un fallimento dell'intelligence russa.
Putin e Lukashenko: due versioni a confronto
Il presidente russo Vladimir Putin e altri alti funzionari del Cremlino sembrano avere difficoltà a mantenere una linea retorica coerente sull'attacco alla Crocus City Hall. La Russia accusa i servizi segreti dell'Ucraina per l'attentato a Mosca, mentre la Cina accoglie le aziende Usa.
Le accuse della Federazione Russa
Il direttore dei servizi segreti interni della Federazione Russa (Fsb), Aleksandr Bortnikov, ha accusato apertamente Stati Uniti, Regno Unito e Ucraina di aver ricoperto un ruolo nell'attentato che ha ucciso 139 civili e ferito altre 182 persone al Crocus City Hall di Mosca. Bortnikov ha riconosciuto che gli esecutori sono “islamisti radicali” e ha anche rivelato che l'intelligence americana aveva messo in guardia i colleghi russi sul rischio di attentati.
L'organizzatore dell'attacco
Shamsidin Fariduni, un 25enne tagiko noto come “Abdullokh”, ovvero “Servo di Dio”, è considerato l’organizzatore dell’attacco terroristico alla Crocus City Hall, alla periferia di Mosca. L'attacco è stato rivendicato dall’Isis-K o Khorasan, ramo afgano del gruppo jihadista. I suoi profili social sono stati rintracciati da Radio Svoboda e dal progetto investigativo Sistema.




