Eugenio Finardi, tra musica e fragilità: "Quasi sordo, ma non smetto di cercare"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Eugenio Finardi, voce iconica del rock italiano, affronta oggi una sfida che mette alla prova il suo rapporto più viscerale con la musica: l’udito, ormai compromesso, non gli permette più di ascoltare come un tempo. "Sono quasi sordo a causa di un acufene", confessa al Corriere della Sera, attribuendo il problema all’età, a un trauma subito anni fa – un’esplosione nelle vicinanze – e a decenni di batteria alle spalle. "Ti uccide, è normale, succede a molti", aggiunge, citando casi come quello di Pete Townshend, chitarrista degli Who.

A 72 anni, il cantautore milanese non nasconde le sue riflessioni più intime, legate al tempo che passa e a ciò che lascerà. "Mi vergogno di quello che lascio ai miei figli", ammette, riferendosi a Elettra, Emanuele e Francesca, nati dai suoi due matrimoni. "A questa età cominci a chiederti cosa conta davvero", dice, senza retorica, mentre il mondo attorno sembra sgretolarsi in ciò che lui definisce senza mezzi termini "un’epoca di fuffa". "Una volta dare un nome alle cose aiutava a capirle, oggi ne hanno troppi", spiega, strizzando l’occhio a un passato in cui la ribellione – la sua, quella di Vasco Rossi o Patty Pravo – passava anche attraverso eccessi ormai quasi mitologici. "Le droghe? Le prendevamo tutti, era quasi un dovere professionale".

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